Joshua mette Prenga KO dopo un primo round da incubo

DiMario Salomone

Lug 26, 2026 #Joshua, #UK

Il tanto chiacchierato derby tra Anthony Joshua e Tyson Fury è stato a un passo dal saltare definitivamente. Al Jeddah Superdome, in Arabia Saudita, in quello che sulla carta doveva essere un semplice match di rodaggio, Joshua ha disputato un primo round da incubo, venendo atterrato due volte dall’albanese Kristian Prenga e andando vicino alla capitolazione. Il pugile britannico ha poi posto rimedio nella seconda ripresa, contraddistinta da dinamiche francamente un po’ sospette e chiusa da AJ con un violento KO.

Nemmeno il tempo di sedersi comodi per assistere allo spettacolo e il grande favorito della vigilia era già al tappeto. Al primo vero affondo del match, Prenga ha portato un largo gancio destro, doppiandolo con un corto montante al mento che ha colto impreparato Joshua esponendolo al primo conteggio della serata.

AJ è parso più imbarazzato che stordito: si è rialzato immediatamente e ha dato prova di lucidità contando insieme all’arbitro, ma l’episodio lo ha certamente messo in allarme sul piano mentale, dando contemporaneamente coraggio al suo dirimpettaio.

Fiutando l’occasione di una vita, Prenga si è scaraventato in attacco mulinando le braccia e caricando tutti i colpi, consapevole di avere di fronte a sé un pugile confuso e potenzialmente vulnerabile. Tale approccio aggressivo si è rivelato proficuo: un gran destro del pugile albanese ha fatto arretrare precipitosamente verso le corde Joshua, che da quel momento in avanti è parso instabile sulle gambe e ha fatto ricorso sistematicamente al clinch per placare il furore agonistico del rivale.

Nel finale della ripresa un gancio destro alla tempia ha nuovamente messo giù l’atleta britannico che si è rialzato con lo sguardo stralunato ed è poi riuscito molto faticosamente ad arrivare al salvifico suono della campana e a tornare al suo angolo per le istruzioni di rito.

Quasi ogni altro peso massimo al mondo, trovandosi nei panni di Kristian Prenga, dopo un primo round del genere, sarebbe partito all’arrembaggio all’inizio della seconda ripresa per verificare se AJ si fosse realmente ristabilito e per provare a portare a termine il lavoro. Incredibilmente però, l’albanese ha operato una scelta opposta, adottando un atteggiamento tattico attendista e lasciando volontariamente il centro del ring e l’iniziativa al rivale.

Per buona parte del secondo round Prenga si è limitato a muoversi in circolo e a coprirsi, limitando la sua produzione offensiva a pochissime sortite poco convinte, mentre Joshua riprendeva progressivamente fiducia, metteva in funzione il suo jab sinistro e studiava la postura dell’avversario per individuare il varco giusto.

Quando mancavano circa trenta secondi alla fine della frazione, AJ ha sospinto Prenga verso l’angolo con un preciso uno-due per poi investirlo con una combinazione di tre colpi, l’ultimo dei quali, un violento destro al volto, ha fatto crollare pesantemente al tappeto il pugile albanese.

La sensazione che il match fosse finito è stata talmente forte che i secondi di Joshua stavano entrando sul ring per festeggiare ancora prima che l’arbitro Luis Pabon segnalasse ufficialmente il KO, salvo poi tornare sui loro passi per attendere la fine del conteggio.

Inevitabilmente sul web c’è chi ha avanzato teorie cospirazioniste sul comportamento di Prenga, ipotizzando che l’albanese sia stato avvicinato nel minuto di pausa da qualche emissario del funzionario saudita Turki Alalshikh e convinto in qualche modo a non mandare all’aria il lucrosissimo derby britannico tra AJ e il Gipsy King.

In assenza di prove non possiamo perorare questa tesi, ma non possiamo nemmeno esimerci dall’affermare che lo sconfitto abbia commesso un inspiegabile suicidio tattico rinunciando di colpo all’aggressività dirompente che gli stava portando ottimi frutti. Se tutto è avvenuto in buona fede come ci auguriamo, Prenga avrà certamente grossi rimpianti per non aver spinto col piede sull’acceleratore vanificando così un’opportunità sportiva clamorosa.

Indipendentemente da tutto ciò, il match che abbiamo visto certifica ulteriormente che la carriera di Anthony Joshua sia ormai al lumicino. L’ex campione del mondo non vede partire i colpi in tempo, si irrigidisce e si scompone non appena viene toccato e perde stabilità sulle gambe con disarmante facilità. Qualcuno potrebbe obiettare che la sua mascella non è mai stata granitica, ma in tutta franchezza il pugile che si rialzò dopo essere stato “abbattuto” da un destro devastante di Wladimir Klitschko per poi vincere il combattimento era indiscutibilmente assai più solido e coriaceo di quello che vediamo oggi.

D’altro canto, come si suol dire, “se Atene piange, Sparta non ride”: lo stesso Tyson Fury ha evidenziato nelle sue ultime uscite una condizione atletica deficitaria e un calo prestazionale molto significativo, il che rende comunque incerto l’esito del derby. Si tratterà, come abbiamo più volte scritto, di una sfida tra pugili al tramonto, il cui esito non ci dirà nulla su cosa sarebbe successo qualora il match si fosse tenuto al momento giusto, ovvero diversi anni fa.

Quel treno è ormai passato, per quanto promoter, manager e agenzie pubblicitarie possano provare a convincerci del contrario.

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