Serata triste per i nostri colori alla 3Arena di Dublino, dove il peso medio italiano Etinosa Oliha è stato nettamente sconfitto ai punti dall’idolo locale Aaron McKenna, vedendo sfumare così il sogno di laurearsi campione del mondo IBF. Il main event della riunione organizzata da Dana White con la sua Zuffa Boxing si è dunque concluso con il trionfo del pugile irlandese, proclamato vincitore per decisione unanime con i seguenti cartellini: 118 – 110, 116 – 112, 117 – 111.
I due pugili hanno approcciato il match con la cautela che ci si aspetta da parte di chi si sta giocando la propria prima opportunità mondiale e inevitabilmente ne sono venuti fuori tre minuti di studio. Interessanti sono state le molteplici finte da parte di McKenna, che simulando di portare il jab sinistro osservava le conseguenti reazioni di “El Chapo” Oliha per individuare i varchi giusti da sfruttare in seguito.
Il pugile piemontese ha illuso tutti noi disputando un’eccellente seconda ripresa in cui ha dato davvero la sensazione di poter fare il colpaccio. Oliha è andato a segno due volte consecutive con il destro per linee interne, poi ha sorpreso il rivale allargando improvvisamente la traiettoria e colpendolo alla tempia con ganci violenti ed esplosivi che McKenna, a giudicare dal suo body language, non ha gradito affatto.
“Silncer”, come viene soprannominato l’altissimo peso medio irlandese, ha però imparato molto in fretta la lezione ed essendosi reso conto della pericolosità del rivale, ha adottato rsubito la strategia giusta per neutralizzarlo e per diventare padrone del combattimento.
McKenna si è affidato infatti a una considerevole dose di ostruzionismo, dando vita a un enorme numero di clinch nel corso dei quali si mostrava più scaltro e più agile di Oliha nel mettere a segno i colpi necessari per aggiudicarsi le riprese. Intrappolato dalle lunghissime braccia del suo avversario, il nostro pugile ha perso il filo conduttore e non è più riuscito a trovare la misura giusta per sferrare il suo destro alla dinamite che sembrava potersi rivelare un’arma vincente.
Ad rendere più semplice il compito del pugile irlandese è stato il suo jab sinistro, colpo veloce e preciso che è risultato assolutamente cruciale nel rendere efficace la tattica del padrone di casa. McKenna anticipava regolarmente “El Chapo” con quel fendente e così facendo gli toglieva il tempo dell’attacco prima di rovinargli addosso, ingaggiando poi logoranti e prolungate fasi di contatto.
Al giro di boa l’italiano appariva confuso e innervosito. Pur non avendo dovuto incassare colpi particolarmente potenti, Oliha non dava la sensazione di avere le idee chiare su come invertire l’inerzia del match e le sue azioni sembravano frutto dell’improvvisazione del momento piuttosto che mosse inquadrabili in una strategia studiata.
Il nostro portacolori è riuscito occasionalmente a liberare le braccia dalla morsa del rivale e a mettere a segno qualche colpo degno di nota, ma i suoi successi erano troppo sporadici e venivano spesso vanificati dalla furbesca abitudine di McKenna di accelerare negli ultimi trenta secondi dei round per convincere i giudici della sua supremazia.
Dopo una nona ripresa particolarmente dominante dell’irlandese, Oliha ha disputato un decimo round volitivo e lodevole, anche se ancora una volta si è trovato a subire l’iniziativa del suo dirimpettaio nel corso della fase conclusiva della frazione.
Giunti ai cosiddetti “championship round”, i due pugili erano certamente consapevoli del divario nel punteggio, ma purtroppo tra i due è stato McKenna quello capace di dare vita a uno sprint conclusivo, disputando un’undicesima ripresa estremamente aggressiva e tenendo a bada l’avversario nella dodicesima grazie al gioco di gambe e ai colpi di sbarramento.
Nessun dubbio sull’identità del vincitore; quanto allo scarto, questo dipende dall’interpretazione di due o tre round particolarmente caotici e di difficile attribuzione, ma obiettivamente bisogna riconoscere che l’unica ripresa vinta in modo chiaro e inequivocabile da Oliha sia stata la seconda.
Aaron McKenna non ha dato la sensazione di essere un fuoriclasse questa sera, ma si è dimostrato più abile rispetto a Oliha nell’indirizzare il match sul suo terreno preferito e nell’apportare correttivi in corso d’opera al fine di assumere il comando. Per il pugile italiano si è comunque trattato di un’esperienza importante che lo aiuterà a crescere sotto il profilo tattico ed emotivo e che, auspicabilmente, darà a lui e al suo maestro Davide Greguoldo le indicazioni necessarie per preparare al meglio la prossima chance di prestigio.
