Il sottoclou di TAF 13: vincono Hermi e Mantovani, verdetto-scandalo per Elmaghraby

Resoconto dal vivo – Allianz Cloud, Milano

Una bella serata di sport, con un pubblico caloroso e partecipe, la compagnia di un gruppo di amici (Gabriele e soci) conosciuto in loco, gentili, affabili e sorridenti, e una scandalosa decisione che è riuscita a mettere d’accordo un intero pubblico, quello dell’Allianz Cloud, in una bordata di fischi poche volte così meritata. Questo in sintesi il sunto della serata pugilistica svoltasi nella serata di ieri a Milano, in occasione di TAF13, The Art of Fighting.

Qui di seguito il resoconto del sottoclou.

Ad aprire la scena Gianluca Merone (3-2-1, 2 KO) contro Andres Perez (12-24-3, 3KO), in un incontro sulle sei riprese. I due superwelter hanno dato vita ad un incontro abbastanza equilibrato, con buoni colpi portati da entrambi, sebbene sia mancata continuità. L’impressione è stata quella di due pugili a corto di energie già dopo le prime riprese. Un ultimo sussulto nel sesto round, quello finale, con gli sfidanti a dare il tutto per tutto. Al termine delle riprese, vince ai punti Merone, in virtù di una maggior pulizia e di colpi più precisi.

A seguire, sono saliti sul ring i superleggeri Gerardo Scalcione (4-0-0, 3 KO) e Luca Grusovin (1-4-1), in un match sulle sei riprese. L’ottima boxe di rimessa di Scalcione si è scontrata con l’avanzata continua e la pressione costante di Grusovin. I due hanno scambiato buoni colpi, Gerardo è parso più efficace nell’andare a segno e con un colpo d’incontro ha messo Grusovin al tappeto durante la terza ripresa. Luca si è rialzato e ha terminato il round, ma ad inizio 4a ripresa è giunta la decisione di abbandonare l’incontro. Dalle tribune non è stato ben chiaro la ragione di tale scelta. Vince così l’incontro Gerardo Scalcione.

Il match successivo, sulle sei riprese, ha visto opposti i mediomassimi Yohan Acosta (5-0-0, 2 KO) e Inoussa Nonkane (3-4-0, 1 KO). Una sfida decisamente scorbutica, con molte fasi di clinch e colpi sporchi. Più ordinato e stilisticamente pulito Acosta, un po’ prevedibile Nonkane, che si è affidato quasi esclusivamente a ganci larghi un po’ telefonati. Nonostante una boxe aggressiva, Nonkane non è riuscito a trovare colpi puliti, a differenza di Acosta. Si è giunti così alla fine delle riprese e il verdetto è stato favorevole ad Acosta, che ha vinto ai punti.

Il quarto match in programma è stato quello tra i supermedi Yassin Hermi (16-3-1, 12 KO) e Joshua Nmomah (14-3-0, 5 KO), sulle otto riprese. Nmomah ha cominciato il match attaccando, ma i colpi di Hermi si sono fatti sentire da subito, disincentivando ogni iniziativa eccessivamente spavalda. Nmomah ha cominciato a disunirsi, subendo l’inizitiva di Yassin, e stazionando troppo frontalmente al rivale. La staticità contro un pugile dalle mani pesanti come Hermi non è certamente la soluzione ideale, tuttavia Joshua ha dato prova di non temere l’avversario. E, quando ha preso l’iniziativa, entrando con i diretti, ha saputo farsi sentire. Tuttavia il workrate è rimasto troppo basso, consentendo a Yassin di gestire a piacimento i momenti dell’incontro. Nmomah è stato più composto nella scherma, ma rispetto ad Hermi è stato troppo passivo. La boxe di Hermi non è propriamente ortodossa e stilisticamente pulita, ma sa far male. Sostanzialmente a Nmomah è mancata un po’ di iniziativa per girare il verdetto a suo favore. Vince Hermi ai punti, meritatamente, essendo risultato più propositivo, e avendo messo a segno i colpi pericolosi.

A seguire sono saliti sul ring i superwelter Valerio Mantovani (7-1-0, 3 KO) e Maxim Prodan (25-3-1, 18 KO). L’incontro, al meglio delle 8 riprese, è stato davvero entusiasmante, combattuto all’arma bianca dai due pugili, che non hanno risparmiato colpi pesanti. Prodan è partito da subito spingendo, mentre Valerio ha aspettato una ripresa prima di carburare. Dalla seconda i due hanno cominciato a scambiare in modo veemente. Mantovani è andato a segno spesso con il gancio sinistro ma Prodan si è fatto più volte sotto, accorciando e martellando il rivale ben chiuso. Poi il match ha preso la piega di una vera e propria battaglia. A fronte di armi offensive davvero notevoli, Mantovani tende ad indugiare troppo in fase difensiva, rimanendo scoperto e a guardia bassa. Un breve scambio di battute dopo il match con Valerio, sorridente e affabile, mi ha confermato questa sua volontà di ricerca dello scambio, un gusto “pericoloso” per la sfida a viso aperto. Tuttavia questo eccesso di spavalderia, unito ad una indole da vero combattente, lo porta a prendere troppi colpi, la qual cosa potrebbe nel tempo finire per accorciargli la carriera.

Prodan è un pugile pericoloso con mani altrettanto pesanti e non si è certo fatto pregare nello scendere sullo stesso terreno di battaglia. I due non si sono risparmiati e i cambi di inerzia sono stati frequenti. La terza ripresa si è aperta con Maxim alla carica ma alcuni destri carichi di Valerio hanno rovesciato nuovamente l’andamento.

L’incontro è andato avanti a folate improvvise e colpi pesanti. Prodan è parso più cauto, chiuso a riccio nei momenti in cui ha subito l’azione del rivale. Valerio invece ha mantenuto un piglio spavaldo, invitando il rivale a colpirlo per attendere il varco giusto. In fase offensiva Valerio ha confermato di possedere armi di qualità, mani pesanti e un buon footwork, che gli consente di variare l’angolazione dei colpi. Al termine delle otto riprese, gli applausi del pubblico hanno sottolineato l’ottima prova dei due pugili. La vittoria ai punti è andata a Valerio Mantovani, che ha dato prova di maggior pericolosità ed efficacia. Ora Valerio avrà la possibilità di combattere per il titolo italiano.

Il sesto ed ultimo match del sottoclou ha visto opposti il mancino Vincenzo Lizzi (4-1-0, 1 KO) e Mohamed Elmaghraby (15-0-0, 7 KO), in una sfida tra mediomassimi valevole come pass per il titolo italiano di categoria. E qui si è materializzato quanto di peggio si possa vedere su di un ring, ossia un verdetto totalmente inventato.

L’incontro ha i visto i due fronteggiarsi da subito e cominciare a scambiare. Lizzi si è messo subito in evidenza per l’ottimo tempismo con con cui entrava con i suoi colpi. Ha tenuto l’iniziativa e ha cercato costantemente di accorciare, andando più volte a segno col diretto sinistro. Momo ha faticato ad entrare nel match e a lasciare andare le mani. Lizzi ha dato prova di essere solido, reattivo e sul pezzo, mentre Elmaghraby indugiava in inutili scenette, poco costruttive, venendo per altro punito all’istante da Vincenzo, segno evidente di un approccio alla sfida discutibile. Lizzi, a fronte della minor esperienza, si è mostrato concentrato, più preciso e reattivo. Col sinistro di prima intenzione ha reso palese la staticità di Elmaghraby, troppo fermo e piantato sulle gambe. A coronamento dell’ottima prestazione, Lizzi ha mantenuto un workrate più che buono, a fronte della continua e vana ricerca del colpo singolo di Elmaghraby.

Ora, chi scrive preferisce essere chiaro ed evitare equivoci: Elmaghraby non ha vinto una singola ripresa! Forse, ad essere generosi gli si potrebbe assegnare la settima. Per il resto, Vincenzo Lizzi avrebbe dovuto vincere meritatamente l’incontro, non essendo andato mai in difficoltà, peraltro.

La giuria, che ha assegnato la vittoria ad Elmaghraby, si è letteralmente inventata il verdetto. Non sta a me determinare le ragioni di tale decisione. Ma lasciare che questa cosa passi in sordina non esiste: la decisione dei giudici è stata semplicemente scandalosa. Il pubblico stesso, all’unanimità, ha sottolineato l’ingiustizia con una bordata di fischi assordante, coprendo le voci degli speaker e di Elmaghraby. Il quale non ha trovato niente di meglio da fare che rilasciare dichiarazioni risibili (“io sono il migliore”) invece di tributare il giusto merito a un avversario che lo aveva palesemente sconfitto. Pessimo comportamento, inammissibile ad alti livelli, quelli a cui teoricamente dovrebbe ambire.

Seguirà a brevissimo il resoconto dei due match più importanti della serata.

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