A chiudere in bellezza l’affascinante riunione 110 FPI – Roma Boxing Night è stato un suo micidiale gancio sinistro al fegato. Mauro Forte ha messo infatti, con il suo prodigioso KO su Vincenzo Picardi, la ciliegina sulla torta all’evento organizzato al PalaTiziano di Roma da The Art of Fighting e De Carolis Promotions, in collaborazione con la Federazione Pugilistica Italiana.
Nemmeno il tempo di godersi appieno il suo trionfo, e Mauro è già tornato al suo lavoro di carrozziere. Vincere in Italia può darti gioie e soddisfazioni, ma purtroppo non ti cambia la vita ed è anche per questo che ora il pugile romano spera di ottenere una grande chance all’estero, anche a costo di doversi confrontare con un rivale di alto livello.
Di questo e di altri temi abbiamo parlato con lui al telefono, partendo naturalmente dal match vinto in grande stile sabato scorso.
Partiamo dalla tua bellissima vittoria di sabato ottenuta contro un Vincenzo Picardi estremamente competitivo. Ti aspettavi che l’incontro andasse come è andato o c’è qualcosa nelle sue dinamiche che ti ha sorpreso?
Me l’aspettavo. Sapevo di avere di fronte un pugile molto più esperto di me, con tanta esperienza all’estero, che ha già raggiunto obiettivi importanti. Lui è arrivato a combattere per un Titolo d’Europa a 42 anni da imbattuto, a parte quel match contro Cristian Zara in cui si è ferito per via di una testata, quindi mi aspettavo un match difficile.
Rivedendo l’incontro e sentendo la telecronaca di Mediaset onestamente ho provato un po’ di rammarico, perché mi è parsa un po’ troppo sbilanciata a favore suo. So che Clemente Russo e Picardi sono amici e lo capisco, però ho visto i cartellini parziali e non c’era un solo giudice che avesse Picardi in vantaggio, quindi le nove riprese che in telecronaca hanno dato a lui mi sono sembrate eccessive.
Io stavo difendendo il titolo e per me sul ring occorre essere intelligenti. Sarebbe stato stupido rischiare di farsi male, perché sapevo che, una volta fatto questo match, avrei potuto ottenere una chance importante. È facile andare dentro, scambiare, fare un colpo io e un colpo tu, in modo che vinca il primo che butta l’altro per terra, però l’intelligenza nel pugilato consiste nel prendere pochi colpi. Io comunque sono uscito dal ring senza segni, mentre guardando il viso di Picardi mi viene difficile credere a Clemente Russo quando dice che lui non ha preso colpi.
Il colpo del KO è stato un vero gioiello. È una soluzione provata e riprovata in allenamento, che aspettavi di giocarti al momento giusto, o è stato frutto dell’improvvisazione del momento?
È stato provato e riprovato! Pensa che volevo fare addirittura un video su quel colpo da pubblicare sui social, perché sapevo che poteva essere il colpo vincente del match. L’ho provato anche durante le sedute di sparring e spesso andava a segno. Sapevo che lui cambia molte volte guardia, quindi portando il doppio jab e un gancio largo sotto potevo impattare sulle costole. Poi in realtà il KO è arrivato mentre lui era in guardia normale, ma comunque avevo provato quella saluzione anche altre volte durante il match.
Da quando sei sceso nei pesi gallo hai ottenuto due vittorie titolate sfoderando due eccellenti prestazioni ed evidenziando anche una potenza nei colpi considerevole. La domanda sorge spontanea: cosa ci facevi nei pesi piuma?
Eh sì, è quello che mi hanno sempre detto, regalavo tantissimi chili ai miei avversari. Pensa che da peso gallo, dopo la pesatura, riprendo gli stessi chili che portavo sul ring da peso piuma. Quando combattevo nei piuma il mio allenatore mi parlava sempre di quanto era più grosso di me e di quanto era più forte di me il mio avversario. Dovevo preoccuparmi più della sua prestanza fisica che di quanto fosse bravo e tutte le volte ero concentrato su come gestire il match per evitare di farmelo venire sempre addosso.
Questa scelta di scendere di categoria non è arrivata prima perché i miei vecchi manager dicevano che stavamo scalando i pesi piuma e che sarebbe stato inutile cambiare. Avrei dovuto rimettermi in gioco e ricominciare da capo per tornare in alto nelle classifiche. Poi, dopo aver perso contro Lorente, ho preso finalmente questa decisione visto che comunque dovevo rimettermi in carreggiata. Era da tanto in tempo che avevo in mente questa mossa e così dopo quella sconfitta ho preso la palla al balzo.
La tua carriera è già ricca di diversi derby entusiasmanti, dal tuo primo titolo italiano contro Cipolletta, alla doppia sfida con Grandelli, ai recenti trionfi sul tuo amico Contino e sull’esperto Picardi. In questo momento il Titolo Europeo dei pesi gallo è nelle mani dell’italiano Cristian Zara: ti piacerebbe aggiungere un altro derby alla tua collezione?
In verità, dopo aver combattuto con tutti in Italia, spero in una chance estera. Quello che sia sia, purché avvenga all’estero e sia una chance importante, magari per un titolo o anche sui dieci round contro un avversario di spessore.
Io ho sempre acconsentito a combattere con tutti, non ho mai detto di no a nessuno. Ad esempio ho fatto una rivincita con Grandelli che non mi ha portato a niente, perché lui era dietro di me in classifica, ma ho accettato lo stesso. Se affrontassi Zara, a prescindere da chi vinca, rimarremmo tutti e due allo stesso livello, perché siamo in posizioni simili nel ranking e una vittoria non mi porterebbe a niente.
Oggi, a 32 anni ,voglio cominciare a fare match più difficili, più importanti, nella speranza che mi portino a disputare un mondiale. Mi piacerebbe quindi potermi giocare le mie carte a livello internazionale, anche perché sottoporsi ogni volta a una preparazione dura, fare il taglio del peso e fermarmi col mio lavoro rinunciando ai relativi guadagni è pesante e se devo farlo per restare sempre allo stesso punto di prima non ne vale la pena.
Il tuo stile pugilistico è molto eclettico: a tratti agisci da incontrista, a tratti da aggressore, a tratti sfrutti il ring in ampiezza. C’è un pugile del presente o del passato a cui ti ispiri e di cui ti piace guardare i combattimenti?
Io sono sempre stato un amante della boxe di Gervonta Davis, però oggi come oggi un pugile che mi piace moltissimo è “Bam” Rodriguez. Lui è mancino come me e ora combatte nella mia stessa categoria, quindi guardo molto spesso i suoi match. Il suo modo di combattere piace anche a mia moglie, che è la mia allenatrice. Guardiamo i movimenti che fa e in palestra cerchiamo di riprodurli. Ovviamente è molto difficile, però ci lavoriamo.
Sogno nel cassetto?
Vincere il Mondiale, ma all’estero. Non perché io abbia qualcosa contro l’Italia, Paese a cui ho sempre portato rispetto, ma perché all’estero avrei più visibilità e potrei portare a casa qualcosa in più dal punto di vista economico. Combattere in Italia fa piacere, ma non ti cambia la vita. Dopo il match di sabato ad esempio non ho potuto godermi la sensazione di aver difeso il titolo perché il giorno dopo ero già tornato al lavoro. Quindi io spero di disputare un grande match all’estero che mi consenta di guadagnare e mettere da parte qualcosa in più oltre ad appagare la mia passione per il pugilato.
Chiudiamo l’intervista con una domanda scherzosa: ci prometti che per i prossimi match troverai una soluzione per quei capelli che sabato ti finivano continuamente davanti agli occhi?
Guarda, è la prima volta che ce li ho lunghi e forse ho fatto una grande cavolata. [Ride NDR] Una volta li portavo rasati e non mi piacevano, invece adesso li ho fatti crescere e mi andavano davanti agli occhi. Però una soluzione per tenerli a questa lunghezza senza che mi diano fastidio la troveremo.
