Due anni fa, Fury vs Usyk: racconto di una serata indimenticabile

Il 18 maggio del 2024, esattamente due anni fa, Tyson Fury e Oleksandr Usyk salivano sul ring della Kingdom Arena di Riyadh per determinare l’identità del miglior peso massimo di quest’epoca storica. Contemporaneamente, sette appassionati italiani di pugilato, provenienti da varie zone del Paese e accomunati dall’enorme ammirazione per Usyk, seguivano l’evento con trepidazione, tifando a gran voce per il loro beniamino e rischiando a più riprese l’attacco cardiaco. Questo è il racconto di quella serata indimenticabile.

Uniti nell’amore, ma anche nell’odio

Andrea, Alessandro, Luca, Nicola, Massimo, Dante e Mario, il sottoscritto: questi i nomi dei protagonisti del nostro racconto, uniti come detto dall’affetto sportivo per Oleksandr Usyk, ma anche da una considerevole antipatia nei confronti di Tyson Fury.

Un’antipatia che viene da lontano, iniziata con il caso di positività al doping e rinforzata da una lunga serie di episodi, ultimo tra i quali l’infortunio che ha determinato lo slittamento del grande incontro, la cui genesi è stata giudicata da molti di noi quantomeno sospetta.

Le sensazioni diametralmente opposte che ci suscitavano i due pugili traspaiono fin troppo chiaramente da questo emblematico scambio di battute, risalente a qualche mese prima del fatidico appuntamento:

Massimo: “Se vincerà Fury, non guarderò più la boxe per un anno”.
Andrea: “Se vincerà Fury, non guarderò mai più la boxe”.
Io: “Se vincerà Fury, mi ammazzerò”.

Fa eccezione il solo Alessandro, che pur tifando per Usyk considera Fury un simpatico buontempone. Non a caso sarà lui l’unico a mantenere il sangue freddo nei momenti critici dell’incontro…

Una cena squisita, resa insapore dalla tensione crescente

Massimo e Dante arrivano in aereo dalla Puglia, io e Luca in macchina dall’Emilia, Nicola dal Trentino; Alessandro e Andrea ci aspettano nella loro Bergamo, sede scelta per la reunion. Prima di raggiungere casa di Andrea si va tutti insieme al ristorante: la carne è squisita, ma la tensione è troppa affinché la si riesca a gustare appieno.

Il più preoccupato è di gran lunga Dante. Proprio lui, che per anni non ha fatto altro che sminuire Fury, negargli qualunque merito, disprezzarne le qualità pugilistiche, ora che il match è alle porte teme tremendamente gli assi nella manica del Gipsy King.

Come sempre, tocca a me infondere fiducia nel gruppo: da molto tempo sostengo con assoluta convinzione che lo stile di Usyk sia perfetto per disinnescare le armi del gigante britannico, che le sue dimensioni compatte si riveleranno un punto di forza e non di debolezza, che la sua capacità di usare combinazioni imprevedibili manderà in tilt la difesa basata sui riflessi di Fury. Gli altri mi ascoltano, annuiscono, cercano di convincersi che ho ragione, ma nei loro occhi leggo la paura della disfatta.

La (poca) quiete prima della tempesta

Uscito dal locale, Massimo inizia di colpo a fare dei piegamenti sulle braccia sul marciapiede, per scaricare il crescente nervosismo. In circostanze normali lo prenderemmo per pazzo, ma in quel momento lo giustifichiamo: l’orario di inizio del main event si avvicina ed è ormai inutile dissimulare tranquillità.

Arrivati a casa di Andrea ci sintonizziamo su DAZN: sul ring ci sono Jai Opetaia e Mairis Briedis, ma Alessandro è l’unico che riesce a guardare il match con una certa attenzione. Gli altri hanno tutti un diavolo per capello e quando, sporadicamente, il video entra in buffering per un secondo o due, le imprecazioni esplodono a tutto volume.

Finalmente sembra arrivato il grande momento, ma gli organizzatori hanno avuto l’infelice idea di far precedere il mondiale dei pesi massimi da un’esibizione canora del rapper statunitense JID, su cui piovono copiosi i nostri insulti più sguaiati. Poi, finalmente, arriva il turno dei due uomini più attesi.

Una partenza incoraggiante

All’ingresso sul ring i due pugili ci trasmettono sensazioni positive. Fury ha gli occhi spiritati, sembra teso come una corda di violino. Lo sguardo di Usyk invece, al netto dei colori diversi, assomiglia a quello che Mike Tyson riservava ai suoi avversari prima di spedirli al tappeto come birilli.

Il primo round alimenta la nostra fiducia: Usyk è concentrato, pimpante, sicuro delle sue mosse. Mette a segno i colpi migliori della ripresa aggiudicandosela senza alcun dubbio mentre Fury produce solo smorfie e futili provocazioni.

Anche nei due round successivi, per quanto vi sia più equilibrio, è sempre il pugile ucraino a guidare le danze tenendo costantemente il centro del ring ed evidenziando maggior continuità d’azione mentre Fury si affida a repliche estemporanee. Ci consultiamo vicendevolmente: dovremmo essere in vantaggio per 30 a 27, ma concordiamo sul fatto che i giudici potrebbero aver dato almeno un round al “nemico”.

L’ora più buia

Fury cambia passo nel corso del quarto round. Aumenta l’intensità, si sposta e colpisce di prima intenzione dalla lunga distanza, impedisce sistematicamente al rivale di farsi sotto. I suoi montanti, alternati al corpo e al volto, trovano bersaglio con frequenza crescente e fanno male. Uno di essi, messo a segno nella sesta ripresa, produce danni tangibili: Usyk si irrigidisce e gira al largo per evitare guai peggiori. In casa di Andrea cala un silenzio spettrale.

Dante e Massimo sono pietrificati. Io mi giro verso Nicola guardandolo con espressione affranta, quasi a supplicare parole di conforto, ma lui si limita a sussurrare “La vedo grigia”, senza neppure staccare lo sguardo dallo schermo. Torno chiuso in me stesso e non riesco a fare a meno di pensare, ricordando le mie previsioni della vigilia, che “di boxe non capisco proprio un ca**o”.

Quando la connessione si interrompe per un attimo, nessuno protesta. Alle nostre spalle, Luca, che sta guardando il match in piedi, dice ad Andrea: “È meglio che DAZN si blocchi. Non ce la faccio a vedere Usyk così”.

Ancora una volta è Alessandro a discostarsi dal mood generale e a distribuire pillole di speranza. Soltanto lui si accorge, nel finale del settimo round, che Fury inizia a essere stanco, che Usyk è ancora in partita, che l’incontro è ancora lungo e tutto da decidere. Le sue sagge parole tuttavia rimbalzano su di noi come proiettili di gomma su un vetro antiproiettile.

La riscossa del fuoriclasse ucraino

La nostra disperazione viene spazzata via dal fuoriclasse di Sinferopoli nel giro di pochi secondi. I suoi colpi secchi, precisi e devastanti messi a segno nell’ottavo round stravolgono completamente l’atmosfera. Ripensando a quei momenti rivedo me stesso urlare a squarciagola “Gli ha rotto il naso! Gli ha rotto il naso!” mentre Fury viene sballottato da una parte all’altra del ring.

Ormai siamo tutti in piedi, stretti gli uni agli altri, con il cuore che batte all’impazzata. Le nostre urla, mentre Usyk porta Fury sull’orlo della capitolazione nel corso del drammatico nono round si sentono verosimilmente dall’altra parte di Bergamo, ma nessuno se ne cura. Un vicino che fosse venuto a protestare in quel momento, sarebbe stato probabilmente tumulato vivo ancor prima di aprire bocca.

Il Gipsy King tuttavia ha nove vite, come i gatti, e quello subito quella sera è l’ottavo atterramento della sua carriera. Ha ancora una vita con sé il camaleontico pugile britannico e la usa per arrivare al suono dell’ultima campana e al temutissimo verdetto dei giudici.

Il bene trionfa

Mentre Dante ripete ossessivamente “Non possono negargli la vittoria dopo un match così!”, Andrea, in un improvviso sprazzo di lucidità, corre a chiudere le finestre, consapevole che qualunque esito provocherà un’esplosione sonora difficilmente quantificabile sulla scala decibel. E naturalmente ha ragione.

Usyk viene giustamente proclamato vincitore e noi impazziamo di gioia. Se qualcuno ci vedesse da fuori penserebbe che abbiamo vinto il primo premio della lotteria: ci abbracciamo, alziamo le braccia al cielo, finalmente sorridiamo dopo 50 minuti trascorsi con i muscoli del volto paralizzati.

Recuperiamo i telefoni e rispondiamo ad amici e familiari che ci davano ormai per dispersi, mentre Luca manda messaggi di dileggio tramite Whatsapp a chi prevedeva una vittoria di Fury. Un poco alla volta torniamo alla vita reale, assaporando una squisita focaccia pugliese e innaffiandola con ottima birra belga. Il bene ha trionfato, il male è stato sconfitto e una serata indimenticabile si è impressa per sempre nella nostra memoria.

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