Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’ex campione del mondo dei pesi massimi Rocky Marciano abbia segnato la storia della boxe, al punto da diventare un’icona del nostro amato sport. Il suo record immacolato, i suoi KO da cineteca, il suo inesauribile coraggio hanno ispirato le successive generazioni, dando spunti creativi anche a scrittori e registi, fino a trasformare Rocky in un vero e proprio mito popolare. Un mito nei confronti del quale però, non tutti si pongo nello stesso modo: c’è chi lo considera invincibile e lo vedrebbe dominante in qualsiasi epoca storica e chi lo definisce sopravvalutato, aiutato nelle sue imprese dall’assenza di veri fuoriclasse a lui contemporanei.
Per approfondire il tema, abbiamo contattato quattordici illustri conoscitori di pugilato, sette esperti italiani e sette esperti internazionali, chiedendo loro di spiegarci dove collocherebbero Rocky in una classifica dei più grandi pesi massimi di ogni tempo e per quale motivo. Alcuni hanno fornito una posizione esatta, altri hanno preferito esprimere un range.
In questa seconda parte del nostro approfondimento, vi proponiamo i pareri dei sette esperti internazionali che abbiamo interpellato.
Il parere degli esperti internazionali
Adam Abramowitz, giornalista statunitense, proprietario dell’interessante blog Saturday Night Boxing, redattore di Ring Magazine, membro della Boxing Writers Association of America (BWAA) e del Transnational Boxing Rankings Board.
La sua risposta: tra il nono e l’undicesimo posto.
Motivazione
Collocherei Marciano più o meno tra il 9° e l’11° posto. Davanti a lui metto: Ali, Louis, Holmes, Lewis, Foreman, Holyfield, Tyson e Frazier. Credo che subito dopo potrebbe venire Marciano. Aggiungo però una precisazione: non sono uno storico. È possibile che stia sottovalutando Jack Johnson e forse anche qualcun altro che, agli albori del pugilato professionistico, non ebbe le stesse opportunità.
Oliver Fennell, giornalista britannico, direttore della prestigiosa rivista britannica sul pugilato Boxing News.
La sua risposta: nella parte bassa della top 10.
Motivazione
Il record di Marciano è in parte gonfiato dal suo curriculum “perfetto”, rimasto imbattuto per così tanto tempo da averlo mitizzato, soprattutto agli occhi dei fan occasionali, che hanno interpretato un’intera carriera senza sconfitte come la prova che fosse un uomo che non poteva essere battuto.
Naturalmente non lo sapremo mai, ma Marciano ebbe difficoltà contro alcuni pugili che non rientrano nel dibattito sui più grandi di sempre, almeno tra i pesi massimi, e il suo regno – che “solo” contò sei difese – si svolse contro una combinazione di sfavoriti, mediomassimi naturali, pugili anziani o una miscela di questi fattori.
Rocky riconobbe le proprie vulnerabilità quando finì al tappeto contro un Archie Moore ultraquarantenne e ritenne fosse meglio ritirarsi piuttosto che sfidare ulteriormente la sorte. Questo avvenne dopo serate difficili contro Jersey Joe Walcott ed Ezzard Charles, entrambi anch’essi oltre il loro apice.
A suo merito, però, va detto che vinse comunque quei combattimenti, dimostrando adattabilità e un feroce desiderio di vincere, oltre a quell’aggressività incessante che gli aveva già costruito una reputazione temibile ancor prima di conquistare il titolo. Le vittorie nette nelle rivincite con Walcott e Charles mostrarono inoltre una grande capacità di miglioramento e dimostrarono quanto logorante fosse affrontarlo. Per quanto Walcott e Charles fossero riusciti a fare bene contro di lui una volta, semplicemente non riuscirono a ripetersi quando capirono che nemmeno il loro meglio era bastato a battere “The Rock”.
Sulla carta, Marciano si colloca nella parte bassa di una top 10 all-time dei pesi massimi – ma questo non significa che non potrebbe battere alcuni di coloro che gli vengono generalmente piazzati davanti.
Lee Groves, giornalista statunitense e storico del pugilato, membro di Compubox, produttore esecutivo del podcast sul pugilato “In This Corner”, votante per l’ingresso nella International Boxing Hall Of Fame.
La sua risposta: tra il sesto e il decimo posto.
Motivazione
Rocky è un caso di studio interessante per gli storici per diversi motivi. Sul versante positivo, c’è il suo immortale record di 49-0, rimasto un punto di riferimento anche dopo che Floyd Mayweather ha chiuso la carriera sul 50-0 e persino dopo che altri pugili hanno superato quel numero senza però ritirarsi imbattuti. Era inoltre una personalità carismatica anche fuori dal ring e ci sono molte ragioni per ammirarlo: il suo stile di combattimento fatto di sangue e coraggio, la sua straordinaria dedizione, disciplina e tenacia, e il modo drammatico in cui vinceva i combattimenti (come il KO di rimonta in un colpo solo contro Walcott o lo stop disperato inflitto a Charles nella rivincita). Per questi motivi non può essere escluso da nessuna lista dei più grandi campioni dei pesi massimi di sempre.
C’è però anche il lato negativo. Prima di tutto, oltre un certo punto, soffrirebbe molto nei confronti fantastici, perché andrebbe incontro a enormi svantaggi in termini di altezza, allungo e peso. Oggi sarebbe un cruiserweight, e uno straordinario cruiserweight. La sua tendenza a subire tagli intorno agli occhi lo penalizzerebbe ulteriormente, soprattutto contro pugili come Lennox Lewis, Muhammad Ali e il Joe Louis al massimo della forma, uno dei colpitori più precisi della storia. Ci furono momenti in cui veniva colpito con facilità, e finì al tappeto sia contro Walcott (nel primo incontro) sia contro Archie Moore. Inoltre, durante il suo regno non affrontò mai un fuoriclasse assoluto nel pieno della forma fisica. Walcott, Charles e Moore sono tutti all-time great, ma erano anziani quando combatterono contro Rocky, eppure riuscirono comunque a metterlo in difficoltà. Come se la sarebbe cavata contro l’Ali del 1966 o 1967, o contro l’Holmes del periodo 1980-82, per esempio? Visti tutti i suoi svantaggi, è una domanda legittima.
Noi di CompuBox abbiamo raccolto statistiche retroattive su Marciano (abbiamo otto suoi match nel database). I dati complessivi dipingono un quadro interessante: il suo volume era di 48,7 colpi per round, leggermente superiore alla media dei pesi massimi di 44,1. Come ci si può aspettare da un pugile basso e con poco allungo, i colpi di potenza rappresentavano l’87,1% del totale, ben al di sopra della media di categoria del 54%, rendendolo un pugile straordinariamente aggressivo. Era anche leggermente sopra la media in termini di precisione (37% complessivo, 21% di jab, 40% di colpi di potenza, rispetto alle medie del 32%, 24% e 40%) e i colpi al corpo costituivano il 38,3% del totale, contro una media CompuBox del 28,8%. Il dato più sorprendente, considerando la sua reputazione, riguarda però la difesa, che sul lungo periodo è stata migliore del previsto (25% complessivo, 11% sui jab, 33% sui colpi di potenza). I movimenti del busto gli permettevano di scivolare sotto i colpi avversari e di bloccarli efficacemente.
Per quanto riguarda la mia valutazione finale, Rocky occupa probabilmente un posto nella metà bassa della top 10 dei campioni dei pesi massimi. Sì, aveva dei difetti, evidenti, ma non si possono ignorare i risultati finali: record perfetto, KO da cineteca, un’aura d’invincibilità ben meritata e l’ammirazione e l’amore del pubblico. A un grande pugile non si può chiedere di più.
Quanto agli avversari anziani, non è colpa di Rocky. Un pugile può solo affrontare chi gli viene messo davanti. Rocky non solo fece il suo dovere, lo fece in modo perfetto. Tuttavia, quando si stilano classifiche storiche, bisogna considerare anche il livello dell’opposizione e il contesto in cui essa si trovava, ed è qui che storicamente Marciano paga qualcosa.
Steve Hunt, giornalista e scrittore britannico, proprietario del blog Steve Hunt Boxing e dei podcast “The Boxing Movie Podcast” e “The Desert Island Fights”, autore del libro “Heavyweight Title Fights of the 1980s”.
La sua risposta: tra il sesto e il decimo posto.
Motivazione
Esiste chiaramente un problema fondamentale nelle classifiche storiche dei pesi massimi che non si applica alle altre categorie. Per esempio, tutti i medi della storia hanno dovuto pesare 160 libbre. Nei massimi questo ovviamente non accade, e ciò porta a enormi disparità di peso.
Questo lascia due opzioni: o si prendono i pugili così come sono, mettendo un Marciano da 185 libbre contro un Lennox Lewis da 245, oppure si crea una sorta di classifica pound-for-pound all’interno della categoria, immaginando che il divario di peso non esista. In questo secondo scenario, eliminando il vantaggio fisico che molti rivali avrebbero avuto su di lui, Marciano risulterebbe chiaramente molto più in alto. Se i combattimenti contro rivali di altre epoche si fossero svolti sulle 15 riprese, considererei questo un ulteriore punto a suo favore.
I suoi principali punti di forza erano la potenza dei pugni, la resistenza inesauribile ed era praticamente impossibile scoraggiarlo.
Partendo dal presupposto che i pugili vengano confrontati così come sono, io ho solo cinque pesi massimi che favorirei nettamente contro Rocky: Holmes, Ali, Liston, Foreman e Lewis. Anche in questi casi, però, vedo Holmes e Ali vulnerabili contro Rocky nelle riprese finali, se il match arrivasse fin lì.
Gli avversari per i quali faccio fatica a scegliere un vincitore sono: Holyfield, Tyson, Frazier, Usyk.
Per me Marciano è un peso massimo da top 10, qualunque criterio si utilizzi. Alcuni includeranno anche l’impatto storico, ambito nel quale Rocky otterrebbe un punteggio molto alto.
La bellezza di Rocky sta nel fatto che nessuno lo abbia mai battuto in un match professionistico. Purtroppo, questo è anche uno dei motivi per cui è così difficile valutare il suo posto tra i più grandi!
Michael Montero, giornalista statunitense di radici italiane, redattore e corrispondente di Ring Magazine, votante per l’ingresso nella International Boxing Hall Of Fame, proprietario del podcast sul pugilato “The Neutral Corner”.
La sua risposta: tra i primi dieci.
Motivazione
Il posto di Rocky Marciano tra i più grandi pesi massimi di tutti i tempi è diventato oggetto di forti controversie negli ultimi anni. Negli Stati Uniti, tra i fan più giovani è quasi diventato di moda sminuire la sua grande eredità e liquidarlo semplicemente come sopravvalutato. Nei circoli più radicali, Marciano viene spesso ridotto a poco più di un “picchiatore senza tecnica, protetto dalla mafia”.
Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.
La realtà è che Marciano, nato Rocco Francis Marchegiano, possedeva resistenza, solidità e potenza di colpo eccezionali, soprattutto per un peso massimo sottodimensionato. “The Brockton Blockbuster” aveva anche un’atleticità naturale sottovalutata, una volontà di vincere implacabile ed è stato un pioniere dello stile di pressione e assalto continuo, fino ad allora appannaggio soprattutto dei pugili più piccoli.
Il fatto che Marciano sia arrivato al pugilato relativamente tardi rispetto a molti professionisti affermati, con una carriera dilettantistica brevissima di appena 12 incontri, rende i suoi successi sul ring ancora più impressionanti. Cosa sarebbe potuto diventare se avesse iniziato a boxare fin da ragazzo?
Ciononostante, nell’era attuale Marciano sarebbe semplicemente troppo piccolo per competere tra i pesi massimi moderni. Veterano della Seconda guerra mondiale, era alto appena 1,78 e saliva sul ring attorno alle 185 libbre, in un’epoca in cui la pesatura avveniva il giorno stesso del match. Per dare un’idea, l’attuale prospetto dei leggeri Abdullah Mason (20-0, 17 KO) è solo un pollice più basso di Marciano, ma con un allungo di sei pollici superiore.
Quindi, anche se probabilmente non avrebbe avuto successo nei confronti immaginari contro i giganteschi “super-massimi” dell’era moderna, un pugile va giudicato solo per ciò che ha fatto contro i migliori del suo tempo. E Marciano ha chiuso 6-0 (5 KO) contro Hall of Famer come Joe Louis, Jersey Joe Walcott, Ezzard Charles e Archie Moore.
A mio modesto parere, Rocky Marciano è senza dubbio uno dei dieci più grandi pesi massimi di tutti i tempi.
Phil Rogers, giornalista freelance britannico, autore di diversi articoli pubblicati su Boxing News, proprietario del blog https://progers.journoportfolio.com.
La sua risposta: tra i primi dieci.
Motivazione
Marciano è uno che collocherei nella top 10 dei pesi massimi di sempre. Imbattuto, un colpitore feroce, con vittorie contro nomi come Jersey Joe Walcott, Ezzard Charles, Archie Moore e Joe Louis.
C’è chi trova delle crepe in queste vittorie, citando età e declino degli avversari, e in questo caso forse qualche punto va tolto. L’epoca non era tra le più forti della categoria e la situazione non fu aiutata dal fatto che pugili come Floyd Patterson lo evitarono. Ma Marciano non schivò mai nessuno. Sei difese del titolo, cinque contro il numero uno del ranking (l’altra contro il numero due, che aveva appena vinto un match eliminatorio contro il numero uno), lo collocano in una compagnia ristrettissima.
E se in queste classifiche arbitrarie assegniamo punti bonus agli aspetti intangibili – il cuore, lo spirito indomito, una condizione fisica sovrumana – lui ne meriterebbe più di molti altri.
Solo per il fattore spettacolo, quell’88% di KO e le tre vittorie come “Fight of the Year” di Ring Magazine dal 1952 al 1954 bastano per inserirlo tra i migliori della divisione regina.
Cliff Rold, giornalista statunitense, per lungo tempo colonna portante del celebre sito web Boxing Scene, proprietario del blog The Corner Stool, membro della Boxing Writers Association of America (BWAA), del Transnational Boxing Rankings Board (TBRB) e dell’International Boxing Research Organization (IBRO).
La sua risposta: all’ottavo posto.
Motivazione
Marciano era imbattuto, ma non imbattibile. Nessun uomo che sia mai salito sul ring può davvero affermarlo. Tuttavia, il fatto di non aver mai perso gli garantirà sempre un posto speciale nel pantheon dei pesi massimi, e non ha realmente mancato nessun avversario che contasse. Si può sottolineare che le sue migliori vittorie arrivarono contro pugili anziani… ma molti di loro erano anziani dannatamente forti. Non tutti: Louis era ormai antichissimo. Savold era all’ultimo incontro e arrivava da una sconfitta per KO contro quello stesso Louis ormai logoro. Per altri, l’età non fu un fattore così determinante. La prestazione di Walcott nel primo match contro Marciano non fa certo pensare a un pugile finito, e Charles diede tutto ciò che gli restava in entrambi i loro incontri. Marciano gli tolse quel poco che rimaneva.
Nino Valdez viene spesso citato come il miglior contendente che Marciano non affrontò, ma Rocky combatté contro un Moore che aveva battuto Valdez due volte ai punti. Moore arrivò a quel match con una striscia di 21 vittorie consecutive, che includeva successi contro Harold Johnson e Joey Maxim nei mediomassimi, e un KO contro il peso massimo emergente Bert Whitehurst, che in seguito sarebbe arrivato due volte al limite con Sonny Liston.
Per quanto potesse apparire grezzo, Marciano era più abile di quanto gli venga riconosciuto, capace di rendersi ancora più compatto di quanto già fosse, vincendo sia nei primi round sia in quelli finali. Il suo record nelle rivincite è perfetto, avendo sempre fermato l’avversario prima rispetto al primo incontro. In parte come riflesso dei tempi, Marciano fu solo il terzo campione del mondo dei pesi massimi bianco, da Sullivan in poi, a difendere il titolo contro uno sfidante nero, e l’unico a farlo più di una volta (grazie ovviamente al successo al primo tentativo).
Le sue difficoltà contro le doti pugilistiche di Charles e Walcott rendono facile immaginare Marciano in difficoltà contro i migliori pesi massimi più grandi venuti dopo di lui, soprattutto considerando che alla stazza si aggiungevano atletismo e tecnica. Il momento storico della sua ascesa contribuì al suo successo… ma questo vale per la maggior parte dei pesi massimi. Avrebbe comunque detto la sua in qualsiasi epoca. Marciano fu membro inaugurale della International Boxing Hall of Fame nel 1990.
