Teofimo Lopez (23-2-0, 13 KO) è ufficialmente entrato nella storia della boxe come campione del mondo in tre categorie di peso, ma la sua vittoria di stanotte su Rolando “Rolly” Romero (17-3-0, 13 KO) alla T-Mobile Arena di Las Vegas non è stata priva di controversie. Nonostante un dominio pressoché costante nell’arco delle dodici riprese, i giudici hanno restituito un verdetto a maggioranza che ha sollevato più di un sopracciglio: 114-114, 115-113 e 116-112 per Lopez, con il cartellino di Glenn Feldman, che ha visto un pareggio, destinato a far discutere a lungo per quanto poco fedelmente descriva l’andamento di un incontro in cui il ventinovenne di Brooklyn ha controllato le operazioni con il jab, il lavoro al corpo e una pressione costante che se non altro lo ha reso un pugile attivo sul ring, a differenza di Romero.
Prima del match i media avevano acceso i riflettori sul rapporto di lunga amicizia tra i due protagonisti, ex compagni di allenamento. Qualche polemica è sorta per via di un atteggiamento sul ring eccessivamente accorto da parte dei due, che ha ricordato ad alcuni più un’intensa sessione di sparring che un incontro titolato.
Lopez, storicamente poco incline a fare l’aggressore, ha sorpreso tutti prendendo il vento del ring fin dalle prime battute e mettendo immediatamente in difficoltà un Romero arroccato sulle corde e incapace di trovare il giusto ritmo.
I primi tre round sono stati condotti in modo chiaro da Lopez: jab insistente, combinazioni al corpo e una gestione del ring più autoritaria, con Rolly troppo passivo. Il campione uscente è sembrato attendere con eccessiva cautela un errore da parte di Lopez per poter assestare un colpo significativo.
Un’inerzia che in assoluto lo ha danneggiato sui cartellini dei giudici, ma che soprattutto si è rivelatata scellerata, visto che le armi per ferire Lopez le avrebbe pure avute.
Il copione è cambiato per un breve frangente a cavallo tra il quarto e il quinto round. Romero ha finalmente trovato il suo colpo migliore, il gancio sinistro, e lo ha piazzato con precisione chirurgica.
Ha ripetuto poi Il colpo nella quinta ripresa aprendo un taglio ben visibile sopra l’occhio destro di Lopez, che ha preso a sanguinare copiosamente. Il match si è improvvisamente acceso e Romero è parso vedere rosso, come i tori, destandosi dal torpore. e andando ad un soffio dal ribaltare tutto: un destro secco di Romero ha scosso visibilmente Lopez, che ha poi subito l’azione veemente di Rolly finendo a terra, sebbene spinto dal rivale. Non è stato conteggiato come knockdown, ma Lopez è andato ad un passo dal capitolare. Bravo Teofimo a trovare la lucidità per contenere Romero, che si è buttato in avanti in modo caotico e poco preciso.
La T-Mobile Arena è esplosa in favore del beniamino di casa, Romero, con l’idea che il match si fosse ormai sbloccato.
Nulla di tutto ciò. Lopez è rientrato nella sesta ripresa come nulla fosse, riprendendo da dove aveva lasciato. Nessun cedimento, nessun cambio di strategia, nessuna esitazione. Il jab è tornato a fare il lavoro, intervallato ogni tanto dal lavoro al corpo. Tanto è parso bastare.
Romero, dal canto suo, è riapparso nella sua versione più frustrante: passivo, rinunciatario, poco avvezzo a prendere rischi ma soprattutto incapace di raccogliere i consigli del proprio angolo, che lo implorava di aumentare il volume dei colpi.
Paradossalmente Romero è stato dei due quello più pericoloso ogni qualvolta sia entrato in azione. Ma Lopez ha dominato il conteggio dei jab con un margine di 21-7 ed ha mantenuto un vantaggio costante nel workrate complessivo.
Un gancio sinistro a fine settima ripresa ha nuovamente scosso Lopez. Eppure, il messicano-americano non ha mai capitalizzato. Ha continuato a concedere il centro del ring, a lasciare che l’avversario dettasse i tempi a suo piacimento e che accumulasse vantaggio anche solo per il fatto di aver portato qualche colpo.
Semplicemente Romero non ha fatto abbastanza, pur avendo le armi per rendersi pericoloso. E non c’è controargomentazione possibile.
L’ultimo terzo di gara è stato un monologo di Lopez, interrotto solo da sporadici lampi di Romero che rendevano ancora più incomprensibile la sua reticenza. Il verdetto finale ha incoronato il nuovo campione WBA dei pesi welter.
Nelle interviste del dopo gara, Lopez ha sottolineato con queste parole il suo ritorno sul ring: “Questo è ciò che devo dirvi: se perdi e torni, non hai mai perso, perché sei un vincitore. Sono un vero esempio di cosa significhi vincere. Non si tratta di perdere, ma di non arrendersi mai.”
Il ventinovenne ha accennato al desiderio di prendersi una pausa, soprattutto per l’arrivo di un secondo figlio, ma la WBA dovrebbe ordinare a breve la difesa obbligatoria contro il campione regolare Jack Catterall.
Per Romero questa rappresenta la terza sconfitta in carriera e la conferma di un limite che non è nemmeno tecnico: l’incapacità di rispondere quando il piano A non funziona ma soprattutto di gettare il cuore oltre l’ostacolo, come se avesse sempre il freno a mano tirato. Il suo regno da campione mondiale dei welter, durato un solo incontro, si è concluso con la sensazione amara di aver lasciato scivolare via il titolo senza opporre la resistenza dovuta.
