In ricordo di Zolani Tete: le tappe cruciali della carriera del compianto campione

DiMario Salomone

Ago 22, 2026 #IBF, #WBO

Ieri la vita di Zolani Tete si è spenta prematuramente, stroncata dai proiettili di un’arma da fuoco mentre l’ex campione del mondo stazionava nella sua automobile davanti al cancello di casa. È successo a Mdantsane, in Sudafrica e i motivi dell’atroce delitto sono ancora ignoti, come ignota è l’identità dei responsabili. In questo pezzo cercheremo di raccontare le gesta sportive del compianto atleta sudafricano, capace di issarsi sul tetto del mondo in due categorie di peso e di regalare brividi ed emozioni nel corso di una carriera professionistica durata sedici anni.

Con i 50,3 kg di peso fatti registrare per il suo incontro d’esordio nel professionismo e i 175 centimetri di altezza, Zolani Tete doveva apparire agli altri pesi mosca come un autentico gigante dagli arti lunghissimi. Alle misure stratosferiche per la categoria, Tete univa poi una considerevole esplosività che rendeva i suoi colpi simili a frustate; non è un caso che delle prime 13 vittorie ottenute dal sudafricano, ben 11 siano giunte prima del limite.

Tale percorso netto permise a Zolani di mettere in bacheca le prime cinture minori e di guadagnarsi addirittura una chance mondiale grazie alla netta vittoria ai punti conseguita sul filippino Richard Garcia nell’eliminatoria IBF dei pesi mosca che ebbe luogo a Johannesburg nel febbraio del 2010.

Sei mesi dopo, all’età di soli ventidue anni, Tete salì sul ring del Carnival City di Brakpan, in Sudafrica, per sostenere un affascinante derby pugilistico con il suo connazionale Moruti Mthalane, già avversario del grande Nonito Donaire, laureatosi campione del mondo l’anno prima.

Il giovane Tete iniziò il match boxando magnificamente dalla lunga distanza, evidenziando tempismo, gioco di gambe e ottimi colpi di sbarramento, ma la maggiore esperienza e la maggiore fisicità di Mthalane iniziarono presto a farsi sentire e lo sfidante crollò al quinto round, trovandosi costretto a rimandare i suoi sogni di gloria.

Per risalire la china, Zolani, salito nei supermosca, dovette cercare fortuna lontano da casa, accettando il rischio di battersi davanti a folle ostili. Per ben due volte i suoi tentativi di affacciarsi nuovamente ai vertici delle classifiche andarono a sbattere contro verdetti sfavorevoli che lo condannarono di strettissima misura. Avvenne prima in Messico, contro Juan Alberto Rosas, vincitore per Majority Decision, e poi in Argentina, contro Roberto Domingo Sosa, che la spuntò per Split Decision.

Il terzo tentativo di imporsi in un’eliminatoria mondiale fu quello vincente. Avendo compreso di non poter fare affidamento sulle giurie, nel novembre del 2013 Tete diede vita a una battaglia infernale contro Juan Carlos Sanchez Jr in Messico. Fu un match selvaggio, contraddistinto da tre atterramenti (due subiti da Sanchez e uno da Tete) e da tre richiami ufficiali (due per Tete e uno per Sanchez), ma alla fine fu il pugile sudafricano a venire portato in trionfo, vittorioso per KO al decimo round.

Anche la sfida che gli conferì la cintura mondiale IBF, al tempo vacante, avvenne in trasferta, al Portopia Hotel di Kobe, in Giappone, contro l’idolo locale Teiru Kinoshita. Questa volta però Tete si impose con meno rischi, dominando gran parte del combattimento e vedendosi assegnare scarti molto ampi dalla terna giudicante.

Tete difese il titolo soltanto una volta, nuovamente in territorio ostile, battendo ai punti in maniera larga e incontrovertibile il britannico Paul Butler prima di salire ulteriormente di categoria per assecondare l’evoluzione del suo fisico. Una serie di convincenti vittorie lo condussero così dapprima a conquistare il Titolo WBO ad Interim dei pesi gallo, ottenuto a spese del filippino Arthur Villanueva, e poi ad essere elevato allo status di campione del mondo a tutti gli effetti.

Proprio in questa veste, il 18 novembre del 2017, Zolani Tete entrò nel guinness dei primati, mettendo a segno alla The SSE Arena di Belfast il KO più veloce mai realizzato in un match di pugilato valido per un Titolo Mondiale. Lo sfidante Siboniso Gonya crollò esanime dopo essere stato raggiunto dal primo pugno del match: erano passati appena 11 secondi dal suono della campana iniziale.

Il regno di Tete si concluse inaspettatamente nel 2019, all’Utilita Arena di Birmingham, dove il filippino John Riel Casimero, dato sfavorito dagli allibratori, ribaltò i pronostici della vigilia sorprendendo il campione del mondo con due ganci destri consecutivi alla tempia che mandarono in tilt i suoi centri nervosi. Tete si rialzò coraggiosamente cercando di continuare l’incontro, ma non recuperò mai la stabilità sulle gambe e dopo un altro knockdown e un’ulteriore raffica di colpi fu giustamente fermato dall’arbitro.

Forse fu proprio quella sconfitta inattesa a rompere qualcosa nelle certezze e nella serenità dell’atleta sudafricano, che per provare a tornare ai vertici decise purtroppo di ricorrere ad aiuti illeciti. Dopo la sua travolgente vittoria per KO su Jason Cunningham, ottenuta alla Wembley Arena nel luglio del 2022, Tete fu infatti trovato positivo allo stanozololo, uno steroide anabolizzante sintetico. Il risultato fu mutato in no-contest e il pugile ricevette una pesante squalifica di ben quattro anni.

Quando è stato ucciso, Tete era di ritorno a casa dalla palestra in cui si stava allenando in vista di un rientro sul ring. Il suo desiderio di redimersi dopo aver scontato la lunga squalifica e di tornare a battersi sui massimi palcoscenici internazionali è stato dunque spazzato via nel più tragico dei modi.

Riposa in pace, Zolani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *