Ryan Garcia è tornato: il mondiale è suo grazie al dominio su Barrios

“King Ry” è tornato a brillare e per la prima volta in carriera si è guadagnato davvero un trono su cui sedersi, onorando il suo soprannome. Ryan Garcia ha dominato in lungo e in largo l’ormai ex campione del mondo WBC dei pesi welter Mario Barrios portandogli via la prestigiosa cintura. La netta superiorità del pugile californiano è stata premiata dai giudici con una sacrosanta decisione unanime. Questi i cartellini ufficiali letti al termine del main event della riunione denominata “The Ring: High Stakes”: 119 – 108, 120 – 107, 118 – 109.

Quando un pugile è psicologicamente fragile e tende a offrire prestazioni altalenanti a seconda del suo grado di convinzione e determinazione, la cosa peggiore che possa fare un suo avversario è dargli un’iniezione di fiducia pochi secondi dopo il suono della campana iniziale.

Mario Barrios, sciaguratamente per lui, ha fatto proprio questo. Benché tutti sappiano che i pugili che fanno della velocità di braccia la loro arma più acuminata siano pericolosi e letali soprattutto nelle prime riprese, il campione si è subito parato davanti allo sfidante, quasi invitandolo a colpire, ed è stato investito da due potenti destri al capo, il secondo dei quali lo ha messo al tappeto.

Se contro Rolando Romero aver subito un knock down iniziale aveva spento gli entusiasmi di Garcia facendolo entrare in un vortice di insicurezza, questa volta essere stato il protagonista del primo squillo di tromba lo ha galvanizzato, conferendogli totale sicurezza e tranquillità.

L’abissale differenza di velocità tra i due pugili è apparsa immediatamente come un fattore chiave. Se nel corso del secondo round il game plan di Barrios è parso quello di pressare in guardia alta per costringere Garcia a muovere gambe e braccia di continuo facendolo stancare, tale strategia è naufragata molto presto, perché l’efficacia dei colpi d’incontro dello sfidante ha reso troppo costosa l’avanzata del campione.

Particolarmente nefasta e per certi versi sorprendente si è rivelata per Barrios l’incapacità di leggere il destro di Garcia, un colpo che solitamente ad alti livelli non porta grandi dividendi al pugile californiano poiché, a differenza del suo gancio sinistro, viene portato in maniera un po’ macchinosa e prevedibile. Stavolta però andava a segno ripetutamente e proprio due destri in rapida successione hanno scosso pesantemente il campione a inizio quinto round, aprendo la strada a tre minuti di autentico massacro.

Visibilmente demoralizzato e incapace di trovare soluzioni, Barrios è diventato estremamente passivo nella fase centrale del combattimento, limitandosi a stazionare a centro ring cercando di coprirsi al meglio. In questo modo è riuscito a evitare guai troppo grossi, ma non ha prodotto quasi nulla a livello offensivo, tanto che in alcune fasi quello di Garcia, più che un match, è parso un allenamento al sacco.

Il campione ha iniziato a mostrare timidissimi segnali di risveglio soltanto nel finale dell’ottavo round. La nona e la decima ripresa difatti si sono rivelate le più equilibrate del combattimento, per quanto, dal punto di vista di chi vi scrive, siano state comunque vinte entrambe dallo sfidante.

Garcia ha dato la sensazione di essere un po’ stanco: respirava con la bocca aperta, portava meno colpi ed evidenziava una minor precisione rispetto alle riprese precedenti. Barrios però ne ha approfittato soltanto parzialmente: il campione è riuscito a mettere a segno qualche bel montante al corpo e anche un buon destro al volto nel decimo round, ma i suoi successi sono stati troppo occasionali e sporadici per capovolgere l’inerzia del match.

A King Ry è bastato affidarsi al suo jab sinistro, azionato a getto continuo, per riprendere saldamente il controllo della situazione nell’undicesima ripresa. Barrios non è risucito a dare vita a uno sprint degno di questo nome nemmeno nel dodicesimo e ultimo round, tanto che la sua performance entra di diritto tra le peggiori prestazioni che un campione del mondo abbia mai offerto nella storia della categoria dei pesi welter.

Grande festa nell’angolo dello sfidante dopo la campana finale: i volti di Garcia, di suo padre Henry e dei restanti membri del team erano resi raggianti dalla consapevolezza di aver dato vita a un match quasi perfetto. La lettura dei cartellini è stata una pura formalità: come spesso accade in match così dominati, allo sconfitto è stato regalato qualche punticino di consolazione, ma a essere sinceri King Ry meritava un triplice 120 a 107.

Nel corso dell’intervista di rito Garcia ha dedicato la vittoria a suo padre, che lo allenava ai tempi del dilettantismo e che è tornato al suo fianco dopo una girandola di trainer. Il nome “Henry” è stato anche esibito dal pugile sul bordo dei pantaloncini, a ulteriore indicazione del rafforzamento del legame genitore-figlio che in passato aveva subito degli scossoni ma che ora appare più saldo che mai.

Curiosamente il vincitore, che ha detto di essersi infortunato alla mano destra nel corso delle riprese centrali, ha indicato Shakur Stevenson come pugile che vorrebbe affrontare nel suo prossimo match. Shakur è reduce dalla strepitosa vittoria su Teofimo Lopez e occupa ora il terzo posto della classifica P4P di The Ring, ma è appena approdato nei superleggeri, che rappresentano oltretutto la quarta categoria di peso della sua carriera, iniziata addirittura nei pesi piuma.

Non è un caso infatti che Stevenson abbia risposto alla sfida lanciata da King Ry chiarendo subito che accetterebbe soltanto se venisse imposto un catchweight a 144 libbre (peso intermedio tra i limiti dei superleggeri e dei welter) e se i controlli antidoping venissero gestiti dalla VADA. Vedremo se tali richieste saranno accolte e se il match andrà in porto.

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