Il cubano Osleys Iglesias ce l’ha fatta: dopo essere stato evitato da molti volti noti della scena internazionale, “El Tornado” è diventato campione del mondo costringendo al ritiro dopo otto round il co-sfidante russo Pavel Silyagin e aggiudicandosi in tal modo la cintura IBF dei pesi supermedi. L’incontro, organizzato a Montreal dal promoter Camille Estephan, si è rivelato piuttosto noioso ed è stato deciso soprattutto dalla differenza abissale tra le potenze dei due pugili.
Pavel Silyagin si è presentato a questo appuntamento da netto sfavorito. La sua percentuale modesta di vittorie per KO, unita al fatto che avesse pareggiato contro un pugile annichilito da Iglesias in un solo round, rendeva il russo una vittima sacrificale agli occhi di osservatori e analisti.
L’approccio al match del pugile di Novosibirsk ha rispecchiato la sua consapevolezza di essere di fronte a un avversario molto pericoloso: Silyagin ha iniziato a muoversi incessantemente sulle gambe sin dal suono della campana iniziale, affidandosi quasi esclusivamente al jab sinistro e cercando di stare lontano dai guai mentre Iglesias, come suo solito, caricava i fendenti con grande impeto cercando la soluzione di forza.
In questa prima fase il cubano si è fatto preferire principalmente per l’incisività molto maggiore dei suoi colpi. Pur andando a segno in maniera piuttosto sporadica, El Tornado è riuscito assai presto a infliggere danni sul volto del rivale, mentre Silyagin, con il suo stile svolazzante ed elusivo, appariva del tutto evanescente in termini di concretezza.
Dopo i primi tre round il canovaccio tattico del combattimento ha subito una parziale variazione. Il russo, avendo compreso di star scivolando indietro nel punteggio, ha preso un po’ di coraggio e ha cercato di portarsi in attacco con maggiore frequenza, senza tuttavia ottenere grossi risultati. Contemporaneamente, Iglesias, frustrato dall’elusività del rivale e dalla difficoltà nell’inquadrarlo, ha iniziato ad agire maggiormente da attendista, nella speranza di indurre Silyagin in errore e castigarlo di rimessa.
Pur essendosi scambiati i ruoli, i due pugili hanno continuato a combinare poco, al punto che i colpi significativi che andavano a bersaglio in ogni ripresa potevano contarsi sulle dita di una mano. A Silyagin mancavano l’esplosività necessaria per dare vita a un cambio di inerzia e la durezza fisica per restare “in the pocket” troppo a lungo. A Iglesias mancavano la reattività e la precisione necessarie per far partire le braccia al momento giusto e centrare l’obiettivo.
Il risultato è stato un protrarsi della noia, con i round che si susseguivano in fotocopia e che pendevano quasi tutti dalla parte del Tornado, a cui bastava andare a segno due o tre volte per farsi preferire rispetto alla boxe fumosa del rivale.
Col passare dei minuti le condizioni del volto di Silyagin, nonostante la rarità degli scambi serrati, sono progressivamente peggiorate, fino a che, nel corso dell’ottavo round, l’occhio sinistro del russo è parso prossimo a chiudersi in virtù del gonfiore. Al termine della ripresa il suo angolo ha deciso dunque di interrompere la sfida per tutelare la salute dell’atleta
Benché ci sia capitato molte volte di vedere pugili andare avanti con il volto conciato apparentemente assai peggio, la decisione del team del pugile russo ci è parsa comprensibile in virtù di come si stava mettendo l’incontro, saldamente nelle mani di Iglesias e senza nessuno spiraglio per una svolta.
La prestazione del Tornado può essere vista da due prospettive differenti. Da un lato, il ritmo troppo basso della sua azione e le considerevoli difficoltà riscontrate nel centrare un bersaglio in movimento hanno lasciato delle perplessità. Dall’altro, la capacità di infliggere danni tanto significativi da indurre l’avversario al ritiro pur andando a segno in modo raro e sporadico sono è un chiaro indice della sua folgorante potenza, un dote che in futuro potrà aiutarlo a togliere le castagne dal fuoco.
Nel complesso, la sensazione di chi vi scrive è che il cubano abbia ancora parecchia strada da fare per poter ambire a diventare il numero uno incontrastato della categoria. Al momento Iglesias esibisce alcune qualità di altissimo livello, ma appare ancora incompleto: un vero e proprio work in progress bisognoso di fare esperienza e di testarsi contro varie tipologie di avversari per raggiungere il proprio apice.
L’impegno di ieri notte contro Silyagin lo aiuterà sicuramente in questo senso: il vincitore ha dovuto risolvere un puzzle non banale, si è misurato con un rivale scomodo e poco convenzionale, benché piuttosto innocuo, e potrà dunque trarre beneficio dagli errori fatti per affinare il suo stile ed apportare i giusti correttivi in sede di allenamento.
