Chris Eubank Jr, oggi, a trentasei anni, non sta bene. Dovrà continuare ad affrontare delle cure e, quasi sicuramente, non tornerà a combattere sotto le 168 libbre. Oltre a questo, il suo promotore Ben Shalom, dice che fin quando Eubank Jr non avrà raggiunto uno stato di salute ottimale e non dimostrerà di essere in forma al 100%, di certo, non lo lascerà salire sul quadrato.
La salute prima dell’onore e della gloria. Su questo, credo, siamo tutti d’accordo.
Certo, che non fosse in stato di grazia era già apparso abbastanza evidente quando, nel suo penultimo match combattuto lo scorso aprile contro Conor Benn, aveva vinto solo grazie alla forza di volontà e al coraggio. Era apparso stanco, appannato.
E poi, che ci fossero dei veri problemi, era diventato evidente invece lo scorso novembre quando, nel match di rivincita contro Benn, era stato sconfitto per decisione unanime dopo essere finito due volte al tappeto durante l’ultima ripresa.
Che non stia bene è sicuro, ma altrettanto sicuro è che la sua malattia, se ce ne è una, ad oggi non ha un nome.
Gli addetti ai lavori, in realtà, hanno puntano e puntano il dito contro le pratiche, non sempre eseguite in maniera corretta, del taglio del peso. Chris Eubank Jr oltre ad aver combattuto gli ultimi due incontri a 160 libbre, ha dovuto anche rispettare una clausola molto restrittiva: reintegrazione massima di 10 libbre per il giorno del match. 4,53 chilogrammi. Troppo poco per garantire una reidratazione sicura. Due tagli importanti in sette mesi, evidentemente, sono stati eccessivi per il suo corpo.
Qualche mese fa sui social era stato diffuso anche un video che mostrava il campione su un letto di ospedale. Questo aveva allarmato appassionati e, soprattutto, i suoi fan.
Ci vorrà ancora del tempo ma la salute tornerà a posto.
Quello che, invece, si dovrebbe fare alla luce dei progressi della medicina, della scienza della nutrizione e della consapevolezza dei rischi legati alla pratica del taglio del peso, sarebbe rivedere le regole del gioco per garantire sicurezza e salute agli atleti. Da rivedere anche gli accordi per la reintegrazione.
