Questo sabato uno dei pugili italiani più talentuosi e promettenti del momento, ovvero Jonathan Kogasso, sarà protagonista di una sfida di grande fascino contro l’imbattuto fighter argentino Kevin Cristopher Ramirez che potrebbe lanciare il vincitore verso traguardi di grande prestigio. Vincenzo Gigliotti, storico allenatore del “Mamba”, ha gentilmente accettato di condividere con noi le sue sensazioni in vista del combattimento.
Nel prosieguo dell’intervista Gigliotti ci ha detto la sua anche su alcuni derby di grande richiamo che potrebbero coinvolgere il suo pugile in futuro, ha espresso pareri interessanti sullo stato della boxe italiana e ha concluso la chiacchierata con una rivelazione clamorosa su Clemente Russo. Ecco a voi cosa ci siamo detti!
Manca meno di una settimana al match di Jonathan Kogasso contro Kevin Cristopher Ramirez. Com’è andata la preparazione del ragazzo?
Molto bene. Venerdì abbiamo fatto l’ultima seduta di sparring e abbiamo raggiunto le tredici riprese consecutive. Siamo partiti da sei e siamo andati in crescita fino ad arrivare a tredici, aumentando giorno per giorno. Fortunatamente questa volta, tranne un piccolo fastidio a un dito, non abbiamo avuto problemi fisici. Il fisioterapista Giovanni Cremonte tutte le settimane me lo rimette in sesto, soprattutto a livello scheletrico, perché lui, essendo alto e boxando come se fosse un peso medio con tutti quei saltelli, si procura inevitabilmente degli scompensi. Poi però tutte le settimane passa da Giovanni che me lo rimette in linea e così anche la muscolatura ne trae giovamento. In questo modo abbiamo ridotto la probabilità di incorrere in infortuni.
Ramirez è un pugile che ha dimostrato il suo valore vincendo il torneo Boxing Gran Prix organizzato dalla WBC in collaborazione con Riyadh season. Che tipo di match ti aspetti?
Mi aspetto un grande match, perché Ramirez è forte, ma secondo il mio giudizio è fatto su misura per Kogasso. È il classico sudamericano che non si tira mai indietro e che diventa forte se gli dai l’opportunità di scambiare.
L’incontro potrebbe essere una fotocopia di quello fatto contro Muslimov: primi sei round di controllo dalla lunga distanza per farlo calare un po’ in termini di intensità per poi venire fuori correndo qualche rischio in più e accettando più spesso gli scambi.
Come mai avete scelto di disputare questo titolo nella categoria dei pesi bridger? È un cambio di categoria permanente oppure Johnny tornerà nei cruiser dopo questo combattimento?
Questa è stata una scelta obbligata, perché in origine ci era stato prospettato il titolo WBC ad Interim dei pesi cruiser e io purtroppo mi sono fidato di una persona, un mio collaboratore che sarebbe diventato anche mio socio. Purtroppo questa persona si è dimostrata poco attenta, non ha scavato a fondo e quando ho preso io in mano la situazione ho scoperto che non c’erano titoli WBC disponibili nei cruiser. L’unica cintura disponibile al momento era quella Internazionale dei bridger, quindi abbiamo accettato ma abbiamo fissato da contratto un limite di 92 kg sia per noi che per Ramirez.
Una volta che avremo fatto questo titolo torneremo nei cruiser. Quella dei bridger è una strada che non possiamo percorrere, perché Kogasso è un pugile che sale sulla bilancia a 89 kg mentre il limite dei bridger è di 101,6. Ci sarebbe quindi un gap di circa 12 kg che nella boxe sono tantissimi.
Poi oggi tanti praticano anche il taglio del peso e per questo a volte assistiamo a dei match squilibrati. Prendi ad esempio Morello vs Liddard: Morello è un welter che combatte nei pesi medi, mentre Liddard è un supermedio che fa il medio, il che amplifica ancora di più la differenza. In questi casi non c’è partita, a meno che non ci sia una diversità di classe, di velocità, di qualità che solo i grandi campioni come Pacquiao, Mayweather e così via possono mettere in campo.
La sfida di sabato prossimo sarà la prima dall’interruzione del rapporto contrattuale tra Kogasso e la TAF di Edoardo Germani. Come mai avete deciso di porre fine a quell’esperienza?
La TAF mi garantiva dei match di un determinato livello qualitativo, ma arrivato a questo punto della carriera Kogasso dovrebbe impegnarsi un po’ di più per poter continuare a crescere. Noi abbiamo chiesto alcune cose che loro in questo momento non erano in grado di darci.
Per mettere in piedi i suoi eventi, Edoardo Germani deve sostenere dei costi enormi e quindi non può permettersi di concederci i grandi combattimenti di cui abbiamo bisogno. Pensa che l’incontro tra Kogasso e Ramirez costerà circa 70mila euro; se consideri che una riunione di Germani costa intorno ai 200mila euro, capisci che solo il match di Johnny si porterebbe via una parte consistente del budget. Quindi per noi sarebbe inutile continuare a fare qualcosa che ormai non ci va più bene.
Intendiamoci, non ci va più bene dal punto di vista pugilistico, perché dal punto di vista mediatico la TAF ha lavorato benissimo, riportando oltretutto a certi livelli il Titolo Italiano; l’avevano buttato ormai sotto le macerie e grazie alla TAF è tornato a essere importante.
Se però dobbiamo fare dei match che non hanno valenza pugilistica, ma hanno soltanto valenza in termini di business, diventa impossibile crescere. Poi va a finire che vai in Inghilterra e vieni ridimensionato. E parliamo dell’Inghilterra, che con tutto il rispetto non è al livello degli Stati Uniti, dove ci sono campioni stratosferici.
Germani è stato bravissimo a restituire interesse al movimento, è stato bravissimo a riportare in auge il Titolo Italiano, è stato bravissimo in tutto; l’unica pecca che io gli ho gli ho riscontrato, e gliel’ho fatto notare, è che non è stato lungimirante. Lui doveva trattare Kogasso in maniera leggermente diversa dagli altri, ma non l’ha voluto fare, vuoi per mancanza di soldi, vuoi per mancanza di fiducia, vuoi perché non lo so… ma non l’ha voluto fare e il nostro obiettivo si è spostato da un’altra parte.
Nelle scorse settimane sui social si è parlato di un possibile derby italiano tra Kogasso e Claudio Squeo. È una sfida che reputi interessante?
Sinceramente no, perché non credo che ci darebbe quel salto di qualità che stiamo cercando. Squeo ad ogni modo ha rinunciato al ruolo di sfidante ufficiale al Titolo Europeo Silver. Si era già tirato indietro quando era campione italiano e hanno nominato Kogasso sfidante ufficiale: in quella circostanza ha preferito lasciare il titolo, quindi è chiaro che non lo vuole affrontare.
Questo ovviamente non vuol dire che abbia paura. Può darsi che non reputi le condizioni economiche adeguate a un combattimento del genere e si tratterebbe di una posizione pienamente legittima. Personalmente credo che sia meglio aumentare la frequenza degli incontri piuttosto che fare un solo match all’anno aspettando la grande borsa. Dal punto di vista economico, con tre borse meno consistenti si può guadagnare di più che con una singola borsa elevata e in più, facendo tre match in un anno, si arriva sul ring più preparati e performanti. D’altro canto questo è soltanto il mio punto di vista ed è giusto che ognuno faccia le sue scelte.
Oggi è un discorso prematuro, ma qualcuno sogna già di vedere un giorno una rivincita tra Kogasso e Abbes Mouhiidine, che si trovarono di fronte da dilettanti ai campionati italiani assoluti. Secondo te un giorno assisteremo a un rematch nel professionismo, magari con un grande titolo in palio?
Hai detto le parole magiche: “con un grande titolo in palio”. Probabilmente succederà, perché sono due pugili fortissimi, seppur con caratteristiche diverse l’uno dall’altro. Conosco bene Abbes, ogni tanto ci confrontiamo con lui facendo sparring insieme. Naturalmente Mouhiidine da professionista deve dimostrare ancora qualcosa, quindi facciamogli fare il suo percorso e poi, come si dice, se son rose fioriranno.
Io però come allenatore e come mentore di Kogasso ti dico che per fare un match con Mouhiidine ci vuole in palio un mondiale vero, non un “mondialino”, e ci vogliono borse che superano i 200mila euro, altrimenti non ha senso. Sai perché si vogliono fare le sfide tra pugili italiani molto forti invece di andare contro gli stranieri? Perché due pugili italiani che si affrontano tra loro costano meno di quanto costerebbe portare in Italia un campione straniero.
Bisogna smetterla di dire che in Italia non abbiamo i pugili e non abbiamo i tecnici. Non è vero! In Italia quello che manca sono gli organizzatori disposti a spendere. In teoria il procuratore e l’organizzatore dovrebbero essere due figure distinte, per evitare conflitti di interesse. Se però tu fai l’organizzatore e il procuratore dei pugili è tuo figlio o è il tuo avvocato, come si può fare il bene dei pugili?
Gli esperti di pugilato mi devono spiegare come fa un pugile che oltre ad allenarsi deve andare a lavorare per mantenere la famiglia, ad andare in Europa e fare una prestazione magistrale contro gli inglesi che vengono pagati e coccolati. Dagli lo stipendio e dai i soldi anche al suo maestro e vedrai quanti campioni vengono fuori anche da noi.
Negli ultimi giorni è girata un’indiscrezione clamorosa secondo cui Clemente Russo sarebbe intenzionato a esordire nel professionismo in un match contro Mohamed Elmaghraby che si terrebbe nell’evento TAF 14, il 21 novembre. La reputi una notizia credibile?
Sì, la reputo credibile perché la proposta è stata fatta a noi originariamente. Kogasso era la prima scelta come avversario di Russo per il rientro. Io ho chiesto 80mila euro e non erano disposti a darmeli, allora sono sceso a 50mila e mi hanno detto che sono pazzo. Allora gli ho detto “Fatevelo voi il match”. C’è Pier Silvio Berlusconi che ha preso in mano la situazione, c’è la diretta su Italia 1, ci sono gli sponsor che vogliono comparire in prima serata alle ore 22:00 e mi viene proposta la stessa borsa degli eventi fatti all’Allianz? C’è qualcosa che non quadra.
Il valore di ciò che Clemente Russo ha fatto nel dilettantismo è indiscutibile. Uno che ha battuto Usyk, che ha battuto Wilder, che ha vinto tutto ciò che ha vinto lui, non può essere messo in discussione. A me pugilisticamente non è mai piaciuto, ma ciò non toglie che i risultati siano dalla sua parte. Oggi però Kogasso ha appena battuto Muslimov, è diventato campione europeo Silver, è lanciato per fare il Titolo Europeo Gold e tu mi fai incontrare un ex campione di 44 anni, fermo da 5, che non ha mai fatto il professionista?
Un match del genere a livello pugilistico non mi dà nulla. Potevano convincermi offrendo la borsa giusta, ma se quella non c’è, un incontro con Clemente non mi interessa. Lo dico in funzione della carriera, non perché temo che si possa fare brutta figura o correre rischi. Non ci sarebbe alcun rischio, potremmo andarci con un giorno di preavviso, senza allenamento. Ma per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti abbiamo bisogno di altro.
