A volte per inseguire i propri sogni occorre spingersi addirittura dall’altra parte del mondo. È il caso del pugile albanese Denis Nurja, che all’età di 32 anni, dopo aver messo a segno venti vittorie consecutive da professionista, senza mai subire sconfitte, dovrà recarsi in Australia per la classica opportunità che capita una sola volta nella vita: quella di affrontare un pugile di livello mondiale.
Nurja, che al momento si trova a Londra per concludere la sua preparazione e che tra pochi giorni intraprenderà il lunghissimo viaggio verso il Paese oceanico, affronterà l’ex campione del mondo Tim Tszyu al WIN Entertainment Centre di Wollongong il 4 aprile. In palio ci sarà il Titolo Internazionale WBO dei pesi medi.
Quel giorno ci sarà sul ring anche un pezzo di Italia. Denis si allena infatti da molti anni presso la palestra marchigiana del Boxing Club Castelfidardo, sotto l’attenta supervisione del maestro Andrea Gabbanelli, che affronterà con lui il lungo viaggio e che lo guiderà all’angolo nel corso del match che potrebbe cambiare per sempre la sua carriera.
Abbiamo rivolto a Denis Nurja alcune domande in vista del grande appuntamento e lui ha gentilmente accettato di condividere i suoi pensieri con i lettori di Boxe Punch.
A che età sei entrato per la prima volta in una palestra di pugilato e cosa ti ha spinto a provare questo sport?
Sono entrato in palestra per la prima volta a 13 anni a Tirana, con la voglia di imparare a boxare e iniziare a combattere. Mi affascinavano le gesta dei grandi campioni che vedevo alle Olimpiadi e nel professionismo.
Quando ti sei stabilito in Italia e come mai hai deciso di trasferirti nel nostro Paese?
Sono arrivato in Italia nel 2015, su consiglio di un mio amico pugile che si allenava presso il Boxing club Castelfidardo. In Albania in quel periodo la boxe professionistica non era molto sviluppata e io volevo provare il professionismo. Mi sono allenato a Castelfidardo per due mesi: volevo valutare l’ambiente e le competenze dei tecnici e ho capito subito che era il posto giusto per me. In quel periodo quasi tutte le palestre in cui sono stato, comprese quelle che ho frequentato in Germania, avevano un’impostazione orientata al dilettantismo, mentre al B.C.C. ho trovato un modo di lavorare diverso. Sono ritornato in Albania, mi sono preso qualche mese di tempo per pensarci e poi ho fatto le valigie e mi sono trasferito. Il primo anno ho fatto il dilettante tesserandomi con la Federazione Pugilistica Italiana, in attesa di espletare tutte le visite mediche necessarie per il passaggio nei pro. Il secondo anno ho effettuato il grande salto, sempre con tessera della FPI. La delusione più grande che ho vissuto in quel periodo è legata al “torneo delle cinture” a cui mi ero iscritto con grandi aspettative: i miei tre avversari si sono ritirati tutti poco prima dell’incontro e non ho potuto affrontare nessuno. Grazie al B.C.C. ho debuttato in casa e ho fatto alcuni match in Italia. Poi le difficoltà legate al rinnovo dei documenti, unite alla difficoltà di trovare avversari mi hanno spinto a tesserarmi con la federazione albanese che nel frattempo aveva istituito il settore pro, prima assente. L’Albania è nel mio cuore, ma l’Italia è il mio secondo Paese, mi sento a casa ed ho intorno a me persone che considero la mia seconda famiglia.
Come descriveresti il tuo stile pugilistico? Quali sono i principali punti di forza sul ring di Denis Nurja?
Il mio è uno stile pugilistico molto tecnico, faccio una bella boxe, ma non disdegno la battaglia quando si rivela necessario.
Negli ultimi anni la tua attività professionistica si è svolta principalmente in Albania. Cosa provi nel batterti davanti ai tifosi del tuo Paese d’origine?
Sì, ho fatto molti match in Albania, dove il pugilato pro in questi ultimi anni è cresciuto molto grazie all’operato di organizzatori, sponsor, manager e appassionati che ci credono e io li ringrazio tutti per avermi dato la possibilità di fare questo percorso. Combattere davanti ai miei concittadini è sempre un motivo d’orgoglio perché loro sono parte di me ed è come se salissero insieme a me sul ring.
Il 5 aprile salirai sul ring del WIN Entertainment Centre, in Australia, per quello che rappresenta l’incontro più importante della tua vita. Tim Tszyu, pur essendo un pugile di grande valore, negli ultimi anni ha mostrato alcune vulnerabilità. Cercherai di metterle a nudo con un approccio molto aggressivo? Che tipo di match ti aspetti?
So cosa mi aspetta e ci siamo preparati a tutto. So che mi batterò in un ambiente pieno di tifosi di Tim, ma va bene, sono pronto e questo non mi mette a disagio. La strategia la sceglierò in base a come si metterà il match, abbiamo diversi piani, ma preferisco non rivelarli.
Ultima domanda: da zero a cento, quanto credi nell’impresa?
Personalmente ci credo al 100%, non per spavalderia, perché so che incontrerò un ex campione del mondo, ma perché ho fiducia in me stesso e nel mio staff. Ci saranno diversi fattori a remarci contro: il lungo viaggio, il tifo per il mio avversario, i media e gli organizzatori che puntano su di lui, il fattore campo e il fuso orario, ma siamo pronti e mentalmente preparati. Se non avessi fiducia, non affronterei questo match, la boxe è una cosa seria. Quindi la mia risposta è 100!
