Se c’è un pugile che più di chiunque altro merita il riconoscimento di Fighter Of The Year del 2026, perlomeno in base a quanto è avvenuto fino a questo momento, questo è lo statunitense O’Shaquie Foster, che ieri notte al Frost Bank Center di San Antonio (Texas) ha realizzato un autentico capolavoro dominando la sfida di riunificazione mondiale contro il messicano Emanuel Navarrete. Foster, che ora detiene le cinture WBC, WBO e IBF dei pesi superpiuma, ha vinto per decisione unanime (118-108, 115-111, 118-108) siglando due atterramenti nell’ultimo round e offrendo una prestazione da vero campione.
Il primo round ci ha mostrato i due pugili nei ruoli che più ci si attendeva potessero ricoprire: Navarrete intento a pressare e Foster impegnato a saltellargli intorno tenendolo a bada col suo jab e i suoi colpi di sbarramento. Lo statunitense ha avuto la meglio, ma ha anche speso energie notevoli in virtù del suo gioco di gambe.
Consapevole di non poter percorrere tutti quei chilometri in ogni ripresa senza rischiare di arrivare sfinito alla dodicesima, il campione WBC ha ridotto il suo raggio d’azione già dal secondo round, dimostrando di potersi permettere la media distanza grazie ai suoi riflessi e alla sua velocità di esecuzione.
Navarrete ha trovato finalmente successo soltanto nel corso della terza ripresa, quando attaccando in maniera furibonda e riuscito a spingere il rivale contro le corde e a metterlo parzialmente in affanno con i suoi ganci larghi caricati a tutto braccio, ma quello che sul momento è sembrato un possibile punto di svolta del combattimento si è rivelato in realtà un fuoco di paglia.
Foster infatti ha reagito da grande campione: non appena è suonata la campana di inizio quarto round, si è fiondati in attacco bersagliando di colpi il suo avversario e spegnendo sul nascere il suo momento favorevole. L’aspetto più sorprendente e ammirevole della prestazione dello statunitense è stata la sua capacità di fare cose strepitose in tutte le vesti tattiche, mostrandosi abilissimo sia come incontrista che come aggressore, una poliedricità che ha mandato Navarrete in confusione privandolo di qualsiasi punto di riferimento.
Il messicano è tornato a fare qualcosa di buono nel sesto round, ma la netta sensazione che traspariva dal ring era che “Vaquero” dovesse impegnarsi allo spasimo per concludere qualcosa, mentre Foster riusciva ad accumulare punti di vantaggio anche boxando con estrema tranquillità.
“Ice Water” ha intensificato i ritmi dopo il giro di boa sciorinando tutto il suo repertorio e raggiungendo il culmine nella spettacolare nona ripresa in cui ha comminato a Navarrete una punizione pesantissima colpendolo ripetutamente al volto e al corpo da ogni angolazione possibile.
Il messicano ha tentato coraggiosamente di reagire ed è riuscito probabilmente ad aggiudicarsi il decimo round, anche in virtù della scelta di Foster di restargli stabilmente davanti, ma ciò naturalmente non è bastato a capovolgere il destino del combattimento.
Consapevole di poter vincere ormai soltanto per KO, Navarrete si è lanciato all’arrembaggio nella ripresa finale, ma il suo impeto eccessivo si è ritorto contro di lui, esponendolo ai micidiali destri d’incontro di Foster che lo atterrato due volte ponendo così il punto esclamativo sulla performance del pugile texano.
Nessun dubbio naturalmente sul verdetto finale. Personalmente avevo 117 a 109 per il vincitore, motivo per cui ritengo ragionevoli i due cartellini più larghi, mentre trovo decisamente troppo risicato quello del giudice Mike Ross che ha assegnato a Foster appena sette riprese su dodici.
Quanto visto sul quadrato spinge prepotentemente O’Shaquie Foster nella top 10 P4P del momento e rende davvero stuzzicante l’ipotesi di un suo match con il rientrante Vasyl Lomachenko, nella speranza che quest’ultimo sia ancora in grado di esprimersi in maniera simile a quanto faceva prima del suo ritiro temporaneo. Se così fosse, potremmo assistere a un combattimento indimenticabile.
