Ha corso rischi colossali, ma alla fine Ben Whittaker è riuscito a conservare il Titolo Silver WBC dei mediomassimi. Nel main event della riunione organizzata ieri sera all’Utilita Arena di Birmingham dalla Matchroom Boxing di Eddie Hearn, “The Surgeon” ha battuto ai punti l’australiano di origini irlandesi Conor Wallace, sopravvivendo faticosamente a un finale di match tumultuoso. Questi i punteggi dei giudici, che hanno premiato l’idolo di casa all’unanimità: 117 – 111, 116 – 112, 115 – 113.
È successo ben poco di sostanziale nel primo round, che si è rivelato la classica ripresa inaugurale di studio: i due pugili si sono alternati nell’occupare il centro del ring e hanno usato quasi esclusivamente jab e gioco di gambe, cercando di individuare nell’impostazione tecnica del proprio avversario gli eventuali punti deboli da punire in seguito.
Dalla seconda ripresa Whittaker ha già iniziato a far ricorso all’artiglieria pesante, evidenziando un significativo vantaggio in termini di velocità che gli ha permesso di andare a segno con i primi colpi pesanti senza che Wallace riuscisse a replicare efficacemente.
Ancor peggio è andata all’australiano nel terzo round, che lo ha visto incassare due ganci terribili in uscita da un clinch e un violento gancio sinistro alla tempia poco prima della campana. Wallace ha traballato per un attimo, ma si è subito ripreso, al punto da fare la linguaccia al rivale prima di tornare all’angolo per il minuto di pausa.
Certo della propria superiorità, il padrone di casa ha fatto ricorso, come di consueto, a un vasto repertorio di scenette provocatorie finalizzate a divertire il pubblico e a destabilizzare psicologicamente il suo avversario, apparso nella prima metà del match completamente privo di soluzioni.
Wallace ha dato qualche segnale di risveglio nel corso della quinta ripresa, ma nel finale della stessa un gancio destro caricato a tutto braccio lo ha proiettato contro le corde spegnendo nuovamente il suo entusiasmo e inducendolo a tornare a una condotta estremamente parsimoniosa e prudente nei minuti successivi.
L’attendismo estremo del pugile mancino nato in Irlanda del Nord ha permesso a Whittaker di governare i ritmi a proprio piacimento, scegliendo liberamente quando attaccare e quando rifiatare e continuando così a incrementare il suo vantaggio nel punteggio.
L’atteggiamento tattico di Wallace è parso talmente rinunciatario da far pensare a un pugile disposto ad accontentarsi di un’onorevole sconfitta ai punti, ma un sinistro di prima intenzione messo a segno in pieno mento nel corso del nono round ha improvvisamente ravvivato l’indole dell’australiano che per la prima volta ha visto davanti a sé una strada che poteva condurlo alla vittoria.
Nel round successivo quello stesso colpo, il diretto sinistro al volto, ha fatto danni tangibili, mandando Whittaker in tilt e costringendolo a legare disperatamente per non finire al tappeto. Wallace ha poi commesso un grave errore sferrando una serie di colpi alla nuca che hanno portato l’arbitro a interrompere la contesa nel momento cruciale, permettendo all’inglese di recuperare fiato e lucidità.
The Surgeon ha condensato tutte le energie residue nell’undicesimo round, in cui ha portato un gran numero di colpi per frenare sul nascere le pericolose iniziative del suo dirimpettaio, ormai deciso a giocarsi il tutto per tutto. L’ex argento olimpico ha però finito la benzina e negli ultimi tre minuti si è trovato nuovamente a un passo dal tracollo.
I fendenti di Wallace entravano ormai come una lama nel burro e Whittaker si tuffava costantemente sul rivale aggrappandosi a lui per non finire al tappeto. L’arbitro Kieran McCann ha dato una grossa mano al pugile della Matchroom, evitando di contarlo quando è finito al suolo nel tentativo di sfuggire alla tempesta e non richiamandolo mai, neppure verbalmente, per l’uso ossessivo del clinch. Alla fine l’incontro è terminato senza il colpo di scena che pareva in procinto di materializzarsi e i tifosi accorsi all’Utilita Arena hanno potuto tirare un grosso sospiro di sollievo.
Giusta la vittoria di Whittaker, che nel corso del match aveva accumulato troppo margine per essere riacciuffato nel punteggio dal suo avversario. Il cartellino di chi vi scrive è stato di 116 a 111 per l’inglese, con l’ultima ripresa data a Wallace per 10 a 8 in virtù dell’enorme sofferenza patita dal favorito della vigilia.
L’allenatore del vincitore, ovvero l’ex campione del mondo Andy Lee, ha dichiarato che il suo pugile è stato vittima di un’infezione da COVID una settimana prima del match e che tale circostanza lo ha indebolito, contribuendo al drastico calo a cui abbiamo assistito nelle riprese finali. Lee si è detto poi favorevole a un rematch.
Indipendentemente dalle cause esterne che possono aver influito sulla sua condotta, The Surgeon ha evidenziato a mio parere delle chiare e preoccupanti vulnerabilità. Il pugile inglese possiede indubbiamente delle doti naturali significative, prima fra tutte una velocità di esecuzione notevolissima, ma si fida eccessivamente dei propri riflessi e non ha una mascella abbastanza solida da restare incolume quando questi ultimi fanno cilecca.
Personalmente non ho mai provato troppo fastidio nei confronti dei pugili istrionici che cercano di dare spettacolo con scenette e provocazioni audaci. Nel caso di Ben Whittaker tuttavia, trovo che tali atteggiamenti siano controproducenti. The Surgeon non è abbastanza coriaceo da potersi permettere uno stile simile a quello di Naseem Hamed, che pur assumendosi grandi rischi, anche quando andava giù, si rialzava più lucido e più determinato di prima.
Credo che l’inglese farebbe meglio a riporre definitivamente in soffitta tutti gli orpelli e i vezzi dello stile spumeggiante di cui ha cercato di dotarsi in questi anni, diventando più “noioso” e ordinario e tenendo sempre alte tanto la guardia quanto la concentrazione. Così facendo potrebbe riuscire a massimizzare le sue indubbie qualità e a nascondere i suoi difetti. In caso contrario, molto presto il suo sogno di emulare i fuoriclasse del passato andrà incontro a un brusco e traumatico risveglio.
