Lettera aperta a Giuseppe Osnato, ingiustamente sconfitto

Combattere in trasferta, nel pugilato, vuol dire dover fare fatica doppia. Non basta vincere, occorre “convincere” e talvolta addirittura “stravincere” per non restare con il cerino in mano. Lo sa bene Giuseppe Osnato, 26enne di origini calabresi per il quale battagliare fuori casa è diventata ormai un’abitudine.

Nel 2024 a Monza inflisse la prima sconfitta in carriera all’astro nascente Francesco Paparo nel corso di una riunione di The Art of Fighting, promoter dello stesso Paparo. Nel 2025 non esitò a recarsi in Francia, dove sconfisse l’idolo locale Mehdi Ghoualem, all’epoca imbattuto. Sabato scorso invece, a Roma, gli è andata male: i giudici hanno premiato il padrone di casa Mauro Loli con una cervellotica Split Decision ed è proprio a proposito di questo match che intendo spendere qualche parola.

Chi ci segue assiduamente sa che alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un pezzo legato ai verdetti controversi della boxe italiana, prendendo spunto dall’incredibile sconfitta assegnata ad Ali Marcel Valdevit a Ferrara (clicca qui per leggerlo). Se quando ho scritto quell’articolo avessi già visto le immagini di Loli vs Osnato, lo avrei certamente citato e ne avrei fatto cenno ad Andrea Locatelli ed Enrico Apa nelle conversazioni telefoniche che ho riportato nel pezzo. Purtroppo, tali immagini mi sono pervenute soltanto oggi.

Dal mio punto di vista, Osnato aveva vinto in maniera piuttosto limpida. Delle otto riprese disputate gliene ho assegnate sei e trovo quindi i punteggi sanciti dai giudici (78 – 77, 77 – 78, 77 – 78) completamente fuori fuoco. Oltretutto, la somma dei punti lascia intendere che tutti e tre i membri della giuria abbiano assegnato la bellezza di tre round pari (10 – 10) per potersi ritrovare un totale così alto: un modo di procedere a dir poco inusuale, fortemente sconsigliato dalle linee guida internazionali e neppure contemplato nell’attuale versione del regolamento del settore Pro della FPI, in cui si parla esclusivamente di “pugile che ha vinto la ripresa” e “pugile soccombente”, senza alcun cenno all’ipotesi di parità.

Non è questo tuttavia il fulcro né lo scopo di questo articolo. Il verdetto di Loli vs Osnato è uno degli innumerevoli verdetti casalinghi che ogni settimana vengono emessi in ogni angolo del mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Arabia Saudita alle nostre polverose riunioni di provincia. È un grande male che caratterizza il nostro sport, contro cui bisogna battersi con le unghie e con i denti affinché venga limitato il più possibile, ma con cui purtroppo siamo costretti a fare i conti.

Mi preme però fare alcune osservazioni che reputo estremamente importanti sull’atteggiamento del “pugile in trasferta”. Quando Giuseppe Osnato affrontò Paparo, poco meno di due anni fa, diede una dimostrazione eccelsa di ciò che occorre fare tra le sedici corde quando ci si batte fuori casa.

Quella sera il pugile calabrese, per usare un’espressione gergale, “si mangiò il ring”: non diede respiro al rivale, lo aggredì senza tregua, diede in ogni istante la sensazione di avere saldamente tra le mani le redini dell’incontro, di essere il solo e unico padrone della situazione. In un match del genere, anche il meno esperto degli spettatori si accorge di chi sta vincendo ed è molto più raro che la giuria emetta un verdetto “capovolto”.

Purtroppo per lui, sabato scorso Giuseppe non ha tenuto lo stesso atteggiamento. Sul ring di Villa York, il ragazzo allenato da Gianluca Mulas ha preferito “gestire” piuttosto che “dominare”. Ha selezionato e dosato i suoi colpi, ha lasciato il centro del ring al suo avversario, ha cincischiato e atteso troppo a lungo, accontentandosi in alcuni round di fare lo stretto necessario per aggiudicarsi la ripresa.

Intendiamoci: agli occhi di uno spettatore neutrale e competente, quanto fatto da Osnato sarebbe dovuto bastare. Mauro Loli, pur disputando un match volitivo e dignitoso e pur vestendo i panni dell’aggressore, ha concretizzato poco ed è stato visibilmente superato nel numero di colpi puliti ed efficaci messi a segno.

La performance del pugile calabrese non è stata però travolgente ed entusiasmante, di quelle che lasciano a bocca aperta tutti i presenti e li convincono senza il minimo dubbio dell’insindacabilità del proprio successo. E così, benché in un mondo ideale Giuseppe Osnato dovrebbe essere il vincitore della semifinale al titolo italiano dei pesi leggeri, in quello reale, assai meno giusto e perfetto, egli risulta essere lo sconfitto.

Credo che questo inciampo, benché immeritato, possa costituire per il pugile calabrese un’importante lezione, assai utile per il suo futuro. Giuseppe ha soltanto 26 anni, ha già dimostrato di avere gli attributi necessari per accettare match difficili e ha anche evidenziato qualità pugilistiche molto interessanti. Ora, oltre a migliorare con l’esperienza e con il lavoro in palestra, gli resta da capire di non poter dare nulla per scontato.

Sono convinto che la prossima volta che Osnato salirà sul ring in un ambiente ostile, torneremo a vedere il pugile sfrontato, impavido ed esuberante che abbiamo già ammirato in diverse occasioni nel passato. Quella è la versione giusta per vincere in trasferta, quella che ti mette al riparo dalle beffe e dalle trappole di questo sport tanto meraviglioso quanto crudele.

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