Le sue prestazioni con la canotta della Nazionale italiana di pugilato hanno emozionato e inorgoglito tutti noi. Il suo stile, estremamente inusuale per le categorie più pesanti, fatto di movimenti incessanti, schivate millimetriche e rientri rapidissimi, ha messo in crisi decine e decine di campioni affermati. Ora Aziz Abbes Mouhiidine è pronto a portare il suo talento su un palcoscenico ancora più prestigioso e impegnativo per continuare a inseguire i suoi sogni. Il 26enne nato a Solofra sta infatti preparando il suo esordio da professionista e tra gli appassionati italiani e non solo, la curiosità di vederlo impegnato nella serie A del pugilato è alle stelle.
Abbiamo contattato Abbes per porgli alcune domande sul suo imminente “nuovo inizio”, sulle origini della sua avventura tra le sedici corde, sulle ingiustizie subite in passato e sugli obiettivi che intende perseguire d’ora in avanti. Ecco a voi, amici di Boxe Punch, ciò che ci ha rivelato il nostro valente portacolori.
Gli appassionati italiani di pugilato attendono con entusiasmo l’inizio della tua carriera professionistica. Quando avremo il piacere di assistere al tuo esordio nei pro?
Quello che vi posso dire è che nel 2025 ci sarà l’esordio da pro di Abbes. Questo è sicuro. Sulla data precisa stiamo ancora lavorando, quindi occorre attendere un altro po’, però nel 2025 ci sarà questo debutto e sarà un debutto eccezionale, “col botto”, come ogni cosa che ho fatto.
Ultimamente sta diventando di moda portare avanti in parallelo dilettantismo e professionismo. Diego Lenzi ad esempio ha messo nel mirino le Olimpiadi di Los Angeles ma nel frattempo combatte nei pro. Intendi anche tu seguire la doppia strada o preferisci concentrarti esclusivamente sul professionismo?
Prima di Parigi 2024 avrei detto “No, voglio dedicarmi solo al professionismo”. Dopo quello che è successo a Parigi però, dico che ho un sassolino da togliermi alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Non farò totalmente l’atleta “ibrido”: farò l’atleta professionista, ma quando l’Italia avrà bisogno di Abbes per i tornei delle qualificazione Olimpiche, Abbes sarà presente per rappresentare la sua Nazione.
Facciamo un passo indietro: a che età sei entrato per la prima volta in una palestra di boxe e cosa ti ha spinto a provare questo sport?
Io entrai in palestra per fare arti marziali. Ho iniziato con il karate a tre anni e mezzo con il mio attuale allenatore che poi è anche mio zio, Gennaro Moffa e con il fratello Gianluigi Moffa. Ciò che mi ha spinto a provare il pugilato è stato il film “Ali” con Will Smith che mio padre mi fece vedere quando avevo otto anni. Vidi che la mia palestra iniziava a fare corsi di pugilato e così mi sono avvicinato a questo sport seguendo il mito di Muhammad Ali.
Molti pensano che il tuo palmares sarebbe stato ancora più ricco di trofei se i giudici non ti avessero negato alcune vittorie lampanti. Qual è stata a tuo parere l’ingiustizia più grave che hai subito e come mai secondo te le giurie ti hanno penalizzato così spesso?
Quella più grave è stata quella della finale dei Mondiali del 2023 contro l’atleta russo Gadzhimagomedov, perché quella era una finale mondiale vinta nettamente, da cinque a zero. Quel verdetto è stato cambiato totalmente. Io sono uno dei pochi pugili che non amano accusare gli altri: preferisco vedere i miei errori quando perdo. Però nei miei tre incontri più evidenti in cui mi hanno negato la vittoria, ovvero il primo match delle Olimpiadi, la già citata finale dei Mondiali del 2023 e la finale dei mondiali del 2021, penso siano stati fatti dei giochi politici. Non è stato premiato il pugile che meritava di vincere. Nel 2021 ho disputato la finale dei Mondiali contro il cinque volte campione del mondo e due volte campione olimpico Julio Cesar La Cruz, una leggenda del nostro sport. Avevo vinto, ma quando affronti una leggenda e viene fuori un match sul filo del rasoio, i giudici si fanno un po’ influenzare dai nomi di chi c’è sul ring e soprattutto dalla Nazione che appare scritta sulla canotta.
Il tuo stile di combattimento è sempre stato incentrato sulla grande mobilità e sul continuo dentro-fuori. Pensi che riuscirai a riproporre lo stesso tipo di boxe anche sulla distanza delle dieci o delle dodici riprese oppure credi che sarà necessario modificare qualcosa nella tua strategia per avere successo come pugile professionista?
Lo stile di Abbes rimarrà sempre uno stile diverso da quello di tutti gli altri pesi massimi e massimi leggeri. Sarà sempre differente: un pugile che è mobile sulle gambe, un pugile che ha un timing pazzesco, un pugile che fa il dentro-fuori. Però ora non dovrà essere più il dentro-fuori del dilettantismo, bensì quello del professionismo. Quindi stiamo affinando la tecnica e la tattica per sfruttare al meglio le mie capacità anche nel professionismo, proprio per portare avanti questo stile al meglio, perché non vogliamo essere come tutti gli altri.
Ci hai già confidato che il tuo modello tra i pugili del passato è Muhammad Ali. C’è anche qualche campione del presente da cui trai ispirazione?
Tra quelli del presente farei il nome di Oleksandr Usyk.
Di recente abbiamo intervistato Claudio Squeo, che a maggio avrà l’opportunità di battersi contro il campione del mondo Jai Opetaia. Tu sei mancino come l’australiano e militi nella stessa categoria di peso: ti piacerebbe aiutare Claudio a prepararsi per il suo grande appuntamento?
Assolutamente sì. Io sono disponibile ad aiutare tutti, soprattutto i pugili italiani. Sono stato da Guido Vianello che deve disputare un incontro con un avversario mancino; prima ero stato in provincia di Bologna da Angelo Morejon, che pure deve affrontare un mancino. Quindi io sono disponibile al massimo e tenendo conto della mia programmazione ci possiamo mettere d’accordo su tutto. È importante tra noi atleti aiutarci, soprattutto in questi momenti e soprattutto per preparare queste sfide che rappresentano una grande opportunità non soltanto per il pugile, ma anche per l’intero movimento nazionale.
In Italia sta facendo parlare di sé il peso cruiser Jonathan Kogasso, che due settimane fa ha siglato un devastante KO. Tu lo hai affrontato e sconfitto ai campionati italiani dilettantistici nel 2021. Ti piacerebbe un giorno concedergli la rivincita nel professionismo, magari con un titolo importante in palio?
Assolutamente sì. Portare un Titolo Mondiale in Italia tra due ragazzi che si sono formati in Italia e che si sono visti crescere a vicenda sarebbe una cosa bellissima. Poi è sempre bello quando c’è questo spirito di rivincita e di rivalsa, quindi sarebbe uno spettacolo per tutti. Però naturalmente dev’esserci un titolo davvero importante in palio.
Sogno nel cassetto?
Ve ne dico due. Il primo è lo stesso che avevo un anno fa, ovvero vincere l’oro olimpico. Il secondo è quello di scalare la classifica dei professionisti per portare in alto il tricolore anche nei pro.