Segue da: PRIMA PARTE
Rocky Mattioli
Clemente Russo? Ancora? Ma i medici sportivi cosa dicono, lo permettono? È finita la bella boxe… La boxe la devi fare quando sei giovane, perché quando sei giovane è tutta un’altra cosa. Quando arrivi a una certa età, la boxe diventa dura, difficile. Non recuperi in tempo, non riesci a fare il peso, non dormi bene…
La vecchiaia è una brutta bestia. Io credo che per la boxe 44 anni siano tanti. Lui non è George Foreman, non è Sonny Liston, non è quella gente lì.
A me non è mai piaciuto come pugile, però questo non vuol dire nulla. Se è diventato campione del mondo e vice-campione olimpico evidentemente da dilettante era molto bravo. Fare il dilettante però non è come fare il professionista.
Non lo so come andrà, bisognerà vederlo sul ring. Magari in palestra va bene, però soltanto durante l’incontro si vedrà se è idoneo oppure no. Secondo me è un po’ troppo anziano per riprendere dopo tanti anni. È un bravo ragazzo, ma la sua boxe è più adatta al dilettantismo che al professionismo.
Io non gli dico niente, perché la vita è sua, il corpo è suo e ne fa quello che vuole.
Vincenzo Nardiello
Secondo me solo lui può decidere se combattere o no. Penso che lui conosca le sensazioni che il proprio fisico gli sta dando, ma nello stesso tempo ti dico anche che un rientro alla sua età comporta dei rischi. Solo il ring potrà dirci se ha fatto bene o male, a meno che questo match non si faccia solo per spettacolo è visibilità, sapete a cosa mi riferisco. Comunque sia, faccio a lui i miei più sinceri auguri. Chissà cosa dirà il ring.
Valerio Nati
Clemente Russo è un pugile ancora integro, anche perché non ha mai subito punizioni dure. Gli auguro un buon ritorno!
Vincenzo Picardi
Io stimo tantissimo Clemente Russo. Siamo pugili dello stesso periodo: abbiamo fatto tante Olimpiadi insieme, da quella di Atene a quella di Rio. Lui è stato un grande atleta da dilettante, ha vinto tantissimo, però quello che sta facendo adesso avrebbe dovuto farlo prima. Questo vale anche per me, quindi lo capisco, perché all’epoca c’erano altri meccanismi.
Tutti i pugili sono attratti dal professionismo; mi ricordo che fin da bambino il mondo dei pro mi attraeva e tuttora lo preferisco al dilettantismo. Secondo me Clemente si sta togliendo uno sfizio, una soddisfazione personale. Vuole mettersi in gioco, anche se ha 44 anni ci vuole provare. Evidentemente ha ancora una fiamma dentro che lo spinge a pensare di poter dare qualcosa.
Secondo me il problema principale non è tanto quello dell’età, perché lui ha sempre vissuto da atleta. Il peso maggiore sarà dato dai cinque anni trascorsi lontano dal ring. Penso che un atleta in attività sia sempre avvantaggiato. Io sono sempre stato sul pezzo e ho sempre combattuto, ma pur allenandomi tutti i giorni, se per un anno o un anno e mezzo non gareggio, quando poi torno sul ring certi meccanismi li perdo. Figuratevi dopo 5 anni! Questo quindi è l’aspetto che andrà a suo svantaggio. D’altra parte parliamo pur sempre di un grande atleta che ha vinto due volte i campionati mondiali. Chi salirà sul ring contro di lui sicuramente vorrà farsi notare: un match contro Clemente è una grande vetrina. Io spero che sia un bel match per entrambi e siccome è sempre stato un campione, spero che Clemente porti a casa la vittoria.
Michele Piccirillo
Secondo me è sbagliato tornare sul ring a 44 anni dopo anni di inattività. È una cosa molto difficile e anche pericolosa, perché quando ti trovi davanti un ragazzo di 27 o 28 anni non è semplice tenere la situazione sotto controllo. Col passare del tempo si perde un po’ di velocità, si perde il colpo d’occhio, si perdono tante piccole cose che possono sembrare inutili ma che invece sono molto importanti. Nel pugilato i colpi si danno e si prendono, perciò spingersi troppo in là con l’età è molto pericoloso. Io al suo posto questo rientro non l’avrei fatto; ho smesso a 40 anni di fare il pugile e so cosa significa.
Cristian Sanavia
Io ormai sono un ex pugile, ho 51 anni, ma se avessi le forze e se stessi bene fisicamente (purtroppo lo sport mi ha portato alla distruzione), tornerei sul ring. Però sarei una barzelletta. Riguardo a Clemente Russo, beh, quando ce l’hai nel sangue, fai fatica a smettere. Chi è abituato alla fatica e ai sacrifici del pugilato, non vorrebbe mai fermarsi, vorrebbe andare sempre avanti. Lui ha avuto grandissimi successi in carriera, ha partecipato alle Olimpiadi, ha vinto i Mondiali e ora è anche allenatore della Nazionale, quindi non deve dimostrare niente a nessuno. L’incontro non è difficile, sono convinto che lo vincerà con una mano in tasca. Certo, lui ha 44 anni ed è fermo da un bel po’, però se ha deciso di tornare sono sicuro che farà una bella figura.
Andrea Sarritzu
Non siamo a Las Vegas o in America per fare questi grandi show pubblicitari. La FPI si è sempre distinta dal resto del mondo per la tutela personale dell’atleta, soprattutto a livello medico-sanitario. Il Presidente attuale è già da un po’ che a mio avviso non ne azzecca una: match inutile, folle, sbagliato e distruttivo a livello di pubblicità per uno sport così nobile. Si tratta anche di una mancanza di rispetto verso i grandi campioni del presente e del passato che in questo momento cercano sostegno e magari anche qualche aiuto, perché quando hanno smesso col pugilato non sapevano come affrontare la realtà della vita.
Matteo Signani
Nessuno può dire cosa puoi e cosa non puoi fare, ognuno deve decidere con la propria testa, ovviamente nel rispetto di tutti gli altri. Lui andando a combattere non fa male a nessuno, se se la sente e se sta bene, anche se ha 44 anni, è libero di farlo. Io non lo criticherò mai; l’unica cosa che gli dico è: “Allenati. Non andare lì per fare una passeggiata, per far parlare di te”. Da noi in Romagna si dice “non fare il patacca”. Ecco, quello no, se sali sul ring devi salire seriamente, al massimo delle tue possibilità e non puoi tralasciare niente. Poi sarà comunque un successo, soprattutto per te stesso, perché ti sei testato, hai dato il massimo, hai vissuto ancora quei momenti che solo il ring ti può dare. Lui è stato un grande campione da dilettante e se vuol fare questo match di rientro, gli darà tantissime emozioni.
L’unico problema è che la Federazione fa figli e figliastri, perché io ero al limite dei 44-45 anni e volevo fare l’ultimo incontro; mi hanno detto che non potevo più combattere, invece qua, come per magia, hanno cambiato un po’ di regole. Questa cosa forse non è proprio giusta, perché a lui cambi e a me no, ad alcuni no e ad altri sì… o fai le cose uguali per tutti oppure ti assumi le tue responsabilità se vieni criticato, tutto qui.
Clemente però con questo discorso non c’entra nulla, io gli auguro un grosso in bocca al lupo, spero che vada bene e spero soprattutto che salga sul ring al massimo delle sue potenzialità. Che poi vinca o perda è un altro discorso, il suo avversario non starà di certo lì a guardarlo e basta. L’importante è che lui sia a posto con le visite mediche, che sia controllato, perché il pugilato non è un gioco, Detto questo, che vinca il migliore!
Maurizio Stecca
Purtroppo oggi uno si sveglia al mattino e fa quello che gli pare, è tutto fuori dal normale. Io non ce l’ho con Clemente, l’ho avuto come atleta nelle selezioni giovanili quando ero tecnico della Nazionale, ha fatto la sua strada con me e poi è diventato élite.
Il carattere di Clemente lo conosciamo. Tra cinema, trasmissioni tv, questo e quell’altro, lo trovi dappertutto. Quando questi personaggi si buttano in tante cose, lo fanno perché nel loro inconscio pensano che se non si fanno notare continuamente saranno dimenticati. Devono trovare sempre un escamotage per fare in modo che si parli di loro.
Lui però è il direttore tecnico del settore pugilato delle Fiamme Azzurre, e già questo rappresenta una responsabilità. Poi è stato nominato Tecnico Responsabile della Nazionale Élite. Adesso dovrà allenarsi per combattere a novembre e nello stesso mese ci saranno diversi impegni ufficiali delle squadre nazionali… A noi Facinelli diceva “Voi dovete fare i tecnici della Nazionale e basta, non dovete uscire di qua e di là se non vi mandiamo noi.”
Clemente ormai è conosciuto, ha il suo lavoro, cos’altro deve dimostrare? Secondo me ha un desiderio di rivalsa nei confronti di quelli che si chiedono perché non è passato professionista. Vuole fargli vedere che oltre a essere stato un campione nel dilettantismo, è bravo anche nel professionismo. Ma avrebbe dovuto passare pro a suo tempo, come abbiamo fatto noi.
Paolo Vidoz
Sinceramente, se lui si sente in forma e si sente pronto per combattere, non ci vedo nulla di male. Penso che con la sua esperienza abbia sicuramente studiato l’avversario e che sappia a cosa va incontro. Se lo fa per togliersi uno sfizio, va bene. Poi non so se continuerà o meno a fare il professionista, però se uno vuole togliersi uno sfizio, deve essere libero di fare quello che vuole.
